Viaggio da sogno in Perù: 10 giorni tra Amazzonia, Ande e Lima
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Il Perù è uno dei miei Paesi preferiti in assoluto. Ho il grande privilegio di fare un lavoro che mi permette di scoprire una miriade di luoghi meravigliosi e a volte di tornarci. Come è stato per il Perù, che si conferma tra i Paesi più incredibili e interessanti mai visti, tra i luoghi che più mi hanno toccato il cuore. Per questo scrivere questa guida per me ha un significato speciale: vi affido, col cuore, le meraviglie di questo Paese.
Partiamo col dire quella in Perù non è una vacanza. E chi vedendomi in viaggio mi ha scritto "Buone vacanze", beh, è chiaro che non abbia mai messo piede in questo Paese. Il Perù è IL viaggio, è un'avventura, è un susseguirsi di sveglie all'alba, di voli (o treni o bus) interni, di percorsi su strade sterrate, di trekking e chi più ne ha più ne metta. Probabilmente dopo il Perù avrai bisogno di una vacanza, soprattutto se dovrai ottimizzare i tempi per vedere il più possibile in pochi giorni. Ma ne vale assolutamente la pena.
In dieci giorni questo itinerario ti porterà dall’umidità della foresta amazzonica all’aria sottile della Cordillera Blanca, passando per le scogliere di Lima affacciate sul Pacifico. Tre mondi, tre ritmi, tre modi diversi di sentirsi piccoli davanti alla natura. E poi, ovunque, il cibo: perché in Perù la cucina è clamorosa (considerata tra le cucine migliori al mondo) ed è estremamente varia. Ogni regione offre le sue specialità.
E Machu Picchu? Lo potrai inserire in coda al viaggio, insieme a Cuzco e alla Valle Sacra degli Incas, come ho fatto io. Considera almeno tre-quattro giorni in più.
Questa guida segue giorno per giorno l’itinerario Lima – Iquitos (Loreto) – Huaraz (Ancash) – Lima: dieci giorni intensi, ricchi di esperienze. Le tappe sono molte e i voli interni scandiscono il ritmo, quindi prepara il corpo e lo spirito alle sveglie all'alba e a un continuo cambio di altitudine e clima.
In breve: l’itinerario a colpo d’occhio
Giorno | Tappa | Il momento da ricordare |
1 | Italia – Lima | Barranco, street art e il Ponte dei Sospiri |
2 | Lima – Iquitos | Il primo pranzo amazzonico sul fiume |
3 | Iquitos | La riserva e i delfini rosa |
4 | Iquitos – Lima | La comunità locale e il rientro a Lima |
5 | Lima – Huaraz | Il risveglio tra le montagne |
6 | Huaraz | Laguna Cancaracá |
7 | Huaraz | Chavín de Huántar, 3000 anni di mistero |
8 | Huaraz – Lima | Il centro storico e Casa Aliaga |
9 | Lima – Italia | Show cooking e mercato: l’ultimo assaggio |
Informazioni pratiche prima di partire
Assicurazione di viaggio: un consiglio importantissimo
Il Perù è fuori dall’Unione Europea e questo itinerario prevede voli interni, escursioni in quota e un soggiorno in piena foresta amazzonica. Per questo, un’assicurazione di viaggio con copertura sanitaria elevata, assistenza h24, rimborso bagaglio e annullamento è fortemente consigliata. Verifica che includa le attività in alta quota e il rimpatrio sanitario. Prima di acquistare, confronta le polizze online e controlla i codici sconto disponibili: io propongo sempre Heymondo (la compagnia assicurativa a cui mi affido da quasi 10 anni) che è seria e affidabile, ha un ottimo rapporto qualità-prezzo e un'assistenza H24. Seguendo questo link puoi beneficiare dello sconto speciale per tutte le polizze assicurative Heymondo, dedicato ai miei lettori.
Molti sottovalutano le reazioni del corpo alle importanti altitudini, ma la verità è che nessuno sa come reagirà in alta quota. Ho conosciuto una ragazza che, durante un'escursione nelle Ande, si è sentita male ed è stata ricoverata in ospedale. Le spese mediche per il trattamento sanitario ammontavano a ben 900 dollari, importo che verrà tempestivamente rimborsato dalla compagnia assicurativa. Se non avesse stipulato una polizza prima della partenza, ci avrebbe rimesso di tasca sua. Ecco perché è importantissimo essere coperti dall'assicurazione di viaggio.
Altre informazioni pratiche
- Documenti: passaporto con validità residua di almeno 6 mesi all’arrivo. Per i cittadini italiani non serve il visto turistico per soggiorni brevi (fino a 90 giorni) e alla frontiera può essere richiesto il biglietto di ritorno. Controlla sempre le condizioni aggiornate su Viaggiare Sicuri.
- Salute: nessuna vaccinazione è obbligatoria dall’Italia, ma per le zone andino-amazzoniche sono consigliate previo parere medico quelle contro febbre gialla ed epatite A e B. Rivolgiti al tuo medico o all’ASL con qualche settimana di anticipo.
- Valuta: sol peruviano (PEN). Porta un po’ di contanti in banconote piccole, utili nei mercati e nelle zone rurali.
- Corrente: 220 V, prese di tipo A/C (spesso compatibili con le nostre spine, ma porta un adattatore per sicurezza).
- Clima e periodo migliore: nelle Ande il periodo secco va da maggio a settembre, in Amazzonia luglio e agosto sono tra i mesi migliori, mentre a Lima l’estate (dicembre-marzo) è la stagione più soleggiata (io ho comunque trovato un bellissimo cielo terso anche a ottobre).
- Cosa mettere in valigia: abbigliamento a strati, k-way o poncho, scarpe da trekking leggere, repellente per zanzare, crema solare, torcia frontale, borraccia, medicinali personali.
- Sicurezza: come in ogni grande città, a Lima è bene prestare attenzione agli effetti personali nei luoghi affollati.
Un ultimo consiglio prima di partire: se puoi, parla un po’ di spagnolo. In Perù l’inglese non è molto diffuso fuori dai circuiti turistici, e conoscere anche solo le basi dello spagnolo cambia completamente il modo di viaggiare: apre sorrisi, conversazioni e piccoli momenti autentici con le persone del posto, dalla guida che ti racconta le leggende della foresta alla signora che ti serve la pachamanca. Se non lo conosci, puoi iniziare con qualche lezione privata online su Preply, scegliendo l’insegnante e gli orari che preferisci: bastano poche lezioni mirate (presentazioni, ristorante, indicazioni, numeri) per sentirti molto più a tuo agio. Seguendo questo link puoi ricevere il 70% di sconto sulla prima lezione.
Giorno 1, Lima
Una città spesso vista solo di passaggio in quanto Capitale del Perù, eppure ricca di storia, arte, con un centro storico Patrimonio UNESCO e magnifiche case coloniali, quartieri di tendenza, realtà gastronomiche di altissimo livello… Insomma, è una città che merita di essere visitata per bene. A me Lima piace molto e uno dei motivi è sicuramente la sua cucina. Lima, infatti, è considerata la Capitale gastronomica del Sudamerica (per molti di tutta l'America) e io, per quello che ho visto e provato, non posso che condividere. Lima è una delle città in cui ho mangiato meglio in assoluto.
Dopo il volo intercontinentale saremo abbastanza stanchi, quindi partiamo slow con un tour tra Miraflores e Barranco. Barranco è il quartiere bohémien di Lima: case coloniali dai colori accesi, gallerie d’arte, murales che raccontano il Perù di oggi e il celebre Ponte dei Sospiri, piccolo ponte di legno dove, secondo la tradizione, gli innamorati esprimono un desiderio trattenendo il respiro mentre lo attraversano. Consiglio anche un’esperienza dedicata a cacao e caffè: perché il Perù non è solo cucina, è anche uno dei maggiori produttori di cacao e caffé. Una terra di piantagioni e di aromi da scoprire.
Info pratiche: la sera è più fresca di quanto ti aspetti, anche in estate: porta una felpa leggera. Il primo giorno è pensato per recuperare, quindi concediti il riposo programmato e non esagerare con gli orari.
Giorno 2: Lima – Iquitos, la porta dell’Amazzonia
Per raggiungere la Foresta Amazzonica sembra quasi di dover attraversare due Paesi diversi: da Lima, desertica e affacciata sull’oceano, a Iquitos, la più grande città al mondo non raggiungibile via strada. Si arriva solo in aereo o in barca: già questo basta a farla sembrare un luogo a parte.
Iquitos è la città che non mi aspettavo: una miriade di mototaxi (che in Asia chiamarebbero tuk tuk) e tanta vita. Onestamente mi sarebbe piaciuto avere più tempo per girarla. Sono perà riuscita a provare quello che definiscono il miglior ristorante di Iquitos e della foresta: Al Frio y al Fuego, con vista sul fiume (vi si accede con un brevissimo tragitto in barca). Oltre ad avere una location meravigliosa, sospeso sull'acqua, questo ristorante vanta una cucina amazzonica eccezionale, tanto da riuscire a soddisfare persino i palati più esigenti con piatti gustosi a base di pesci locali come la doncella o il paiche. Una delle pietanze più singolari è sicuramente l'insetto amazzonico chiamato "suri". Si tratta di una larva considerata una delle prelibatezze della zona e si può mangiare sia cotta che cruda. In questa zona è riconosciuto come un alimento nutrizionale di grande valore perché ricco di proteine e grassi buoni. Io l'ho assaggiato (ovviamente cotto) e posso dire che non è male, va provato. Per chi non ha voglia di osare, potete gustare tranquillamente un piatto di arroz chaufa amazonico (riso dell'Amazzonia), di ceviche de doncella o un tiradito de doncella o un secondo a base di paiche.
Una volta arrivati a Iquitos ci vogliono circa due ore di auto per poi prendere un’imbarcazione e raggiungere finalmente la Riserva Naturale di Pacaya Samiria, la più grande del Perù, che conta oltre 3 milioni di ettari (più o meno quanto l’Italia!).
Il viaggio per arrivare fin qui sì, è stato lungo e avventuroso, ma le emozioni che questo luogo regala sono impagabili. La natura si esprime all’ennesima potenza e ha un potere salvifico.
Mi raccomando, è importante visitare Iquitos e la riserva con una guida locale esperta, così da muoversi con etica e in sicurezza scoprendo tutto quello che questo luogo ancestrale ha da offrire.
Per la notte prevedi il soggiorno in un lodge nella foresta, quindi aspettati un’esperienza sì magnifica ma anche semplice, immersiva e lontana dalle comodità di un hotel cittadino. Porta una torcia frontale, repellente per zanzare e abiti leggeri a maniche lunghe. Io ho dormito in questo lodge e mi sono trovata molto bene (sempre tenendo a mente quelle che sono le premesse, quindi non stupitevi per la presenza di animali della selva né per la connessione internet limitata).
Giorno 3: la foresta pluviale, dall’alto e da vicino
La Foresta Amazzonica è uno dei luoghi che meno si associa al Perù (almeno nell’immaginario italiano) eppure caratterizza più della metà del Paese! Quasi il 70% del territorio peruviano è occupato dalla Foresta Amazzonica. Circa 782.880 chilometri quadrati. Al suo interno, nella regione di Loreto, c'è la Riserva Nazionale di Pacaya Samiria, la più grande riserva naturale del Perù, che scopriamo proprio in questo viaggio. Ospita oltre 1025 specie di vertebrati (tra cui delfini rosa, giaguari, lamantini e paiche) e circa 1000 specie di piante.
Per scoprire la riserva partiamo in barca sul fiume Napo, affluente del Rio delle Amazzoni, per poi addentrarci in una passeggiata di circa 40 minuti nella foresta primaria: alberi giganti, piante medicinali, scimmiette tra i rami. Poi pranziamo in barca vista fiume, con il piatto tipico più rappresentativo della cucina amazzonica peruviana: juane. Si tratta di un impasto a base di riso condito con spezie (come la curcuma locale o palillo), pollo, uova sode e olive. Il tutto viene rigorosamente avvolto a mano dentro grandi foglie di bijao e legato con corde vegetali, poi bollito.
Nel pomeriggio, la pesca ai piranha (più divertente che spaventosa) e l’osservazione dei delfini rosa, creature leggendarie che qui vivono nelle acque scure del fiume. La sera, il momento più intimo: il silenzio notturno amazzonico, con una guida locale che racconta storie, leggende e vita nella foresta, mentre sopra di te si apre un cielo di stelle e intorno la giungla non smette mai di parlare, con i suoni di chi la abita.
Info pratiche: scarpe chiuse da trekking leggero, poncho o k-way per eventuali piogge improvvise (l’Amazzonia ne regala senza avvisare), protezione solare e tanta acqua.
Giorno 4: la comunità locale e il ritorno a Lima
La vita qui viene scandita dai fiumi. Le persone delle comunità locali si muovono esclusivamente in canoa e anche i bambini vanno a scuola navigando. Nella riserva ci sono 95 comunità locali (principalmente comunità native dell'etnia Kukama-Kukamiria).
Prima di lasciare la foresta per tornare a Lima, abbiamo fatto visita ad alcune di queste comunità, che ci hanno accolto raccontandoci gli usi e costumi locali, la loro storia, il loro idioma nativo. Nelle scuole ci si sta impegnando per recuperare l'idioma nativo, per non perdere le proprie radici. Sono stati proprio i bambini di una scuola a insegnarci qualche parola nella lingua kukama-kukamiria, un momento molto speciale.
Avere l'opportunità di visitare alcune di queste comunità e chiacchierare con la gente del posto è stato davvero prezioso e arricchente.
Giorno 5: Huaraz, quando il cielo si fa vicino
Sveglia all’alba, volo Lima–Huaraz di un'oretta, e al finestrino vediamo già comparire le vette innevate. Huaraz si trova a circa 3.000 metri di altitudine, ai piedi della Cordillera Blanca, la catena tropicale più alta del mondo. Siamo nella regione di Áncash, famosa per le sue magnifiche montagne (qui c’è la montagna Huascarán, la più alta di tutto il Perù, 6.768 metri di altezza). Appena scesi dall'aereo il corpo se ne accorge subito: il respiro si fa più corto, i passi più lenti. È normale, ed è il motivo per cui la mattina è lasciata libera per acclimatarsi.
Nel pomeriggio, la visita della città: la piazza principale, il belvedere di Rataquenua, il Museo Archeologico di Ancash e via José Olaya, dove restano in piedi gli edifici scampati al terremoto del 1970.
Info pratiche sull’altitudine: il cosiddetto “mal di montagna” (soroche) si gestisce con calma. Bevi molta acqua, mangia leggero la prima sera, evita alcolici e prova il mate de coca, il tè locale tradizionalmente usato per alleviare i sintomi. Se hai patologie cardiache o respiratorie, parlane con il medico prima di partire.
Giorno 6: Punta Olímpica e Laguna Cancaracá, il tetto delle Ande
Partiamo all’alba da Huaraz, attraversando Carhuaz, e la strada comincia a salire. Sono circa tre ore di curve e tornanti che si arrampicano dentro il Parco Nazionale Huascarán, con la Cordillera Blanca che si apre sempre di più davanti al finestrino: ghiacciai sospesi, pareti di roccia, vallate sterminate.
La meta è Punta Olímpica, dove un tunnel scavato nella montagna a 4.736 metri di altitudine è considerato il più alto d’America tra quelli percorribili da veicoli. Il nome racconta una storia curiosa: nel 1936 un gruppo di giovani della zona di Chacas battezzò così questa formazione rocciosa in onore della vittoria della nazionale peruviana di calcio contro l’Austria alle Olimpiadi di Berlino. Attraversare il tunnel, lungo circa un chilometro e mezzo, è un piccolo rito: dall’altra parte il paesaggio cambia e ti sembra di essere entrato in un altro mondo.
Qui, tra il silenzio e il vento freddo, ti aspetta la Laguna Cancaracá, tra le più belle della Cordillera Blanca raggiungibili senza un trekking impegnativo. Le sue acque dal colore azzurro intenso riflettono le vette innevate, con il Nevado Ulta (5.875 metri) a dominare la scena. È uno di quei posti dove si resta in silenzio, a guardare, senza bisogno di aggiungere altro.
Info pratiche:
- Altitudine: è il punto più alto di tutto il viaggio, ben oltre i circa 3.000 metri di Huaraz. Dopo i giorni di acclimatamento tutto sarà più gestibile, ma muoviti lentamente, bevi molta acqua e ascolta il tuo corpo. Se avverti mal di testa, nausea o vertigini, dillo subito alla guida e scendi di quota.
- Abbigliamento: a questa quota fa freddo anche in estate e il vento è tagliente. Vestiti a strati: giacca antivento, cappello, guanti leggeri, occhiali da sole e crema solare ad alta protezione, perché a 4.700 metri i raggi UV sono fortissimi.
- Strada: è asfaltata ma ricca di tornanti e curve. Se soffri la macchina, porta qualcosa con te.
- Tempi: è una giornata lunga, con molte ore di trasferimento. Il vero premio è la vista: tieni la macchina fotografica e il telefono a portata di mano.
Le foglie di coca sono il rimedio naturale tradizionale più usato sulle Ande per prevenire e alleviare il mal d’altitudine (o soroche), che si manifesta superando i 2.400-2.500 metri di quota a causa della ridotta pressione dell’ossigeno. Io le ho utilizzate prima di arrivare alla Laguna Querococha, a quasi 4.000 metri di altezza.
Vengono utilizzate perché:
* Migliorano l’ossigenazione: Stimolano la circolazione sanguigna e aiutano il corpo a utilizzare meglio l’ossigeno rarefatto dell’alta quota.
* Riducono i sintomi: Alleviano il mal di testa, la nausea, la stanchezza cronica e la mancanza di energia.
Come ho anticipato su, possono essere consumate anche con il mate de coca, un infuso che si prepara mettendo le foglie in acqua calda. È ideale da bere la mattina o durante la giornata per scaldarsi e idratarsi.
E al contrario di quello che molti possono pensare, le quantità di alcaloidi nella foglia naturale sono minime e non hanno effetti stupefacenti. Sono un’abitudine millenaria e sicura nelle zone andine.
Giorno 7: Chavín de Huántar, il cuore misterioso delle Ande
Nella regione di Áncash, tra montagne innevate oltre i 6.000 metri, si nasconde Chavín de Huántar, Patrimonio UNESCO. Molto prima degli Inka, il Perù era già la culla di grandi civiltà preincaiche. Chavín fiorì tra il 400 e il 200 a.C. circa, più di 3.000 anni fa. Un tempio con gallerie sotterranee, piazze cerimoniali e il celebre Lanzón, dove il mondo umano e quello divino si fondevano.
Sulle pareti, le misteriose cabezas clavas: sculture in pietra che si presume siano legate ai rituali sciamanici. Oggi ne resta solo una, il gran finale di una visita a questo sito.
Visitalo con una guida, per scoprire la storia e il valore che rappresenta questo tesoro del Perù.
Prosegui con la visita al Museo Nazionale Chavín, utile per dare senso a quello che hai appena visto.
Per rilassarti dopo questa lunga giornata e i pesanti spostamenti, prenota un massaggio nel tardo pomeriggio e una cena di alto livello in una delle più belle strutture di Huaraz: Cuesta Serena Boutique Hotel.
Giorno 8: Lima, la città che non ti aspetti
Un altro volo interno (Huaraz–Lima, circa un’ora) e di nuovo il Pacifico. Dopo le Ande, Lima sembra un’altra città: più morbida, più elegante, più europea nelle sue facciate coloniali e profondamente latina nella sua anima. Il pomeriggio è dedicato al centro storico (Patrimonio UNESCO) e a Casa Aliaga, una delle dimore coloniali più antiche del Perù, ancora oggi abitata dalla stessa famiglia che la possiede dal Cinquecento!
Potresti anche prendere parte parte a un free tour guidato della città. Consiglio questo tour perché permette di avere una prima infarinatura storica e culturale sulla città. Inoltre il tour è letteralmente gratuito - ovviamente ti consiglio di lasciare una meritata mancia alla guida a fine tour.
Anche a tavola il centro storico regala emozioni. Le sue case coloniali ospitano oggi ristoranti e caffetterie di grande fascino, dove la cucina limeña si gusta circondati da cortili, balconi in legno e storia. Due indirizzi che non devi perdere:
- Ancestral (Jr. Azángaro 260): una caffetteria-ristorante in una meravigliosa casa coloniale, perfetta per una pausa golosa tra una visita e l’altra.
- Casa Tambo (Jirón de La Unión 1066): un ottimo ristorante in un’antica dimora coloniale, pieno di opere d’arte e di atmosfera, davvero magnifico.
Se non l’hai ancora fatto, è anche il momento di provare un dolce con cioccolato e lucuma, magari proprio a fine pasto.
Dove mangiare a Miraflores: se sogni una cena raffinata con cucina nikkei, l'indirizzo che consiglio è Kimo Nikkei (Malecón 28 de Julio 385), in un ambiente curato ed elegante. La cucina nikkei nacque in seguito alla forte immigrazione giapponese in Perù ed è una fusione tra tecniche giapponesi e ingredienti peruviani: sofisticata e deliziosa e oggi riconosciuta a livello internazionale.
Giorno 9: un’ultima lezione di Perù, a tavola
Dopo la colazione, il viaggio (per chi non prosegue verso Cuzco) si chiude nel modo più bello: con una cooking class nel cuore di Lima, per portarti a casa non solo i ricordi ma anche i segreti dei piatti simbolo della cucina peruviana. Ma prima di mettere le mani in pasta, si parte dagli ingredienti.
Il mercato: dove nasce la cucina peruviana. Un giro in mercato è una delle cose più belle da fare a Lima. Bancarelle colorate, profumi intensi, pesce freschissimo, patate di mille forme e colori, peperoncini, erbe e frutta buonissima. Non perderti soprattutto la granadilla, dalla polpa gelatinosa e dai semi croccanti, e la chirimoya, cremosa e profumata, quasi un gelato naturale. Il mio consiglio, se ti avanza tempo in città, è il mercato di Surquillo, vicino a Miraflores, un posto autentico dove si respira la Lima di tutti i giorni.
Proseguiamo quindi con la cooking class: tre piatti, tre anime del Perù. Perché non possiamo lasciare il Paese senza imparare a preparare tre classici:
- Causa acevichada: la causa limeña, il "timballo" freddo di patate gialle condite con avocado, lime e ají, nella versione ricoperta di pesce o frutti di mare in stile ceviche. È fresca, colorata e piuttosto semplice da rifare a casa. È uno dei miei piatti preferiti in assoluto (sia la causa acevicahada che la limeña) e devo dire che mi è riuscita molto bene.
- Lomo saltado: strisce di manzo saltate in padella a fuoco vivo con cipolla, pomodoro e patatine fritte, simbolo dell’incontro tra cucina peruviana e cinese. Il segreto è la rapidità e il calore della fiamma.
- Pisco sour: il cocktail nazionale, a base di pisco, lime e albume. Una volta imparato il metodo, diventerai la star di ogni cena tra amici. E anche qui, stiamo parlando di uno dei miei cocktail preferiti in assoluto, da quando l'ho gustato la prima volta quasi dieci anni fa. Capisci perché amo così tanto il Perù?
Sono tre piatti che raccontano tre anime del Perù: la tradizione limeña, le influenze orientali e il grande orgoglio del pisco. E il bello è che li porterai con te anche quando sarai in Italia. Qui trovi diverse proposte per scegliere la cooking class che fa per te.
Il gran finale: Cuzco e Machu Picchu
E se questo itinerario ti sembra già abbastanza ricco, c’è un modo per renderlo indimenticabile: concludere il viaggio con Machu Picchu. È quello che abbiamo fatto noi, e te lo consiglio con tutto il cuore. Dopo l’Amazzonia, le Ande di Huaraz e Lima, arrivare alla cittadella inca come ultima tappa è davvero il gran finale perfetto, il momento in cui tutto il viaggio trova il suo senso. Ma a questa meraviglia merita uno spazio tutto suo: sto preparando un articolo interamente dedicato a Machu Picchu, con itinerario, consigli e informazioni pratiche. Stay tuned!
Cosa mangiare in Perù: piatti da non perdere
- Ceviche: pesce crudo marinato nel lime, con cipolla rossa e peperoncino. A Lima è un rito da gustare a pranzo.
- Lomo saltado: strisce di manzo saltate con cipolle, pomodori e patate fritte, frutto dell’incontro tra cucina peruviana e cinese.
- Pachamanca: la grande cottura sotterranea andina.
- Piatti amazzonici: pesci d’acqua dolce e frutti della foresta come camu camu e aguaje, assaggiabili a Iquitos.
- Pisco sour: il cocktail nazionale, a base di pisco, lime e albume.
- Chicha morada: bevanda analcolica a base di mais viola, fresca e dolce.
Se dovessi convincere qualcuno a partire per il Perù usando una sola parola, sarebbe questa: mangiare. La cucina peruviana è considerata tra le migliori al mondo, e basta un pranzo a Lima per capirlo. Non è una fama costruita dal marketing: è il risultato di una biodiversità incredibile, che in un solo Paese mette insieme oceano, Ande e foresta amazzonica.
Il Perù è la patria di migliaia di varietà di patate, di decine di tipi di mais dai colori e dalle dimensioni più diverse, di peperoncini (gli ají) che regalano profumo e sapore più ancora che piccantezza, di pesci freschissimi del Pacifico e di frutti amazzonici che da noi non esistono. A questo patrimonio si aggiungono secoli di incontri tra culture: la tradizione inca, l’influenza spagnola, i sapori portati dagli schiavi africani e dagli immigrati cinesi e giapponesi. Da queste contaminazioni nascono la cucina chifa (peruviano-cinese) e quella nikkei (peruviano-giapponese), che a Lima sono ormai parte dell’identità gastronomica quotidiana.
Per questo Lima è considerata una delle capitali gastronomiche del mondo, con ristoranti premiati e tavole popolari che convivono nello stesso isolato. Ma la bellezza della cucina peruviana è che non ha bisogno di sale eleganti per emozionare: si scopre anche nei mercati, nei banchetti per strada e nelle cucine familiari. Durante questo viaggio la assaggerai in tutte le sue anime: i sapori amazzonici a Iquitos, con pesci di fiume e frutti sconosciuti, i prodotti andini nelle valli di Huaraz e, per finire, l’esperienza di show cooking e visita al mercato a Lima, il modo migliore per portarsi a casa non solo un ricordo, ma anche qualche ricetta da rifare in cucina.
Un consiglio pratico: assaggia senza paura, ma da viaggiatore attento. Mangia dove vedi un buon ricambio di clienti, bevi acqua in bottiglia sigillata e, se hai lo stomaco delicato, vai con calma sui cibi crudi e sui banchetti di strada nei primi giorni. Il ceviche, in particolare, si mangia a pranzo e in locali di fiducia, dove il pesce è freschissimo.
Il Perù non si lascia raccontare in dieci giorni, ma questi dieci giorni bastano per innamorarsene. Il rumore della foresta di notte, il turchese di Cancaracá, la prima forchettata di ceviche a Lima: sono momenti che ti restano addosso molto dopo il rientro. Parti con curiosità, rispetto e un po’ di fiato in più: ne avrai bisogno, ma ne varrà ogni respiro.
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