Era da un bel po' di tempo che desideravo visitare l'Eremo di Vincent. Non ne parlavano in molti, anzi. Avevo quasi la percezione che fosse un posto segreto, di cui persino i salentini ignoravano l'esistenza. Quando chiedevo "Conosci l'Eremo di Vincent?", tutti mi rispondevano "E cos'è? Dove si trova?"

Questo faceva crescere in me la curiosità, ma anche la sensazione che raggiungere quel posto non sarebbe stato affatto semplice. 

E invece non è stato affatto così. L'eremo di Vincent - o meglio, Vincent City - si raggiunge facilmente col navigatore. Si trova a Guagnano, in provincia di Lecce, ed è - a mio avviso - una delle scoperte più belle che mi ha regalato la mia Puglia negli ultimi anni. Tant'è che sono ancora qui a chiedermi come mai se ne parli così poco, come mai in una meta come il Salento - presa letteralmente d'assalto ogni estate - un luogo come questo rappresenti ancora un'oasi fuori dal mondo. E mi auguro che resti tale perché l'atmosfera che si respira in questo "eremo" è qualcosa di unico e indescrivibile. Un'atmosfera che verrebbe meno se fosse frequentato da centinaia e centinaia di turisti. 

Quando ho pubblicato il post carosello (qui in basso) su instagram, in tanti hanno colto delle somiglianze con Parc Guell, il parco-museo di Gaudì. Effettivamente l'esterno lo ricorda molto e in particolare la mezcla di colori e l'estro che rende tutto, nell'insieme, così vibrante e surreale.

Ma cos'è l'Eremo di Vincent?

È la casa di Vincent Maria Brunetti, artista di Guagnano che, dopo una serie di esperienze travagliate, ha dato vita a un "luogo non-luogo" a sua immagine e somiglianza. Ed è proprio lui l'anima del luogo, quel che rende così speciale questo posto.

È stato lui stesso a raccontarci la sua storia invitandoci ad accomodarci nel patio, all'ingresso della sua casa-museo. E così, proprio come un cantastorie, ci ha raccontato la sua vita partendo dall'infanzia a Guagnano, passando per la scuola d'Arte di Lecce e le esperienze a Milano, fino al ritorno in Puglia.

Ma ciò che più ha segnato Vincent portandolo a cambiare l'atteggiamento nei confronti della vita è la sua patologia, a cui sono seguiti vari incidenti. A un certo punto Vincent ha visto nella sua disgrazia una grande opportunità e ha quindi deciso di non voler essere più vittima della malattia. Decide di prendere in mano la sua vita, nonostante l'arto annichilito, costruendo un posto che potesse rappresentare la sua anima. Un posto dove vige la libertà (purché non venga meno il rispetto), dove ognuno può sentirsi bambino, può sentirsi felice. 

Ed è proprio così che mi sono sentita all'interno di Vincent City: leggera, felice. Perché - come ci ha detto l'artista - la spensieratezza è la base principale della casa. "Se vuoi essere felice devi vivere come una foglia al vento" - dice. E così, con questa leggerezza nell'animo, a poco a poco Vincent è riuscito a trasformare un sogno in realtà, realizzando un'immensa abitazione partendo da materiali di recupero. Realizzando quella che lui definisce una reggia rurale e città dell'arte e luogo di rilassamento psichico.

È così fiero e entusiasta di quel che ha creato che quando ne parla ha gli occhi lucidi, è commosso. E coinvolge e emoziona chi lo circonda. Ha commosso anche me. 

Non è tanto l'arte che emoziona in questo posto, bensì quello che lui vuole comunicare con l'arte. Quello che ha dentro. È come se all'interno dell'eremo - che sì, è un eremo perché Vincent vive qui da solo - non potessero entrare i problemi e le preoccupazioni. Ci si sente leggeri, bambini. Io mi sono sentita come non accadeva da tanto: più vulnerabile ma al tempo stesso più presente a me stessa. A pensarci bene, sapete come mi sono sentita? Come in una destinazione lontana, come quando (fino a qualche mese fa) era possibile viaggiare ovunque nel mondo e andare a caccia di storie uniche. Storie come quella di Vincent che, seppur unica e ancora poco conosciuta, nasce e prende vita a pochi chilometri da casa mia, nel mio caro Salento. 

Terminato il racconto della sua vita - a mio avviso indispensabile per comprendere un luogo così eclettico e kitsch - Vincent ci ha invitato ad accomodarci all'interno, per vedere le sue performance. Sì, le sue performance. L'abbiamo visto ballare sulle note di musica improbabile, genuinamente divertito e libero di esprimere se stesso, proprio come un bambino. E infine l'abbiamo visto dipingere e terminare un'opera. Un'esperienza surreale e fuori dal mondo, che solo chi ci è stato può immaginare. 

Tutto, nell'eremo è lo specchio della geniale follia di Vincent. Anche le frasi dal sapore biblico sono frutto del suo genio e della sua visione della vita, mentre i mosaici sono stati realizzati dall'artista Orodè Deoro, sempre pugliese. 

Sia all’interno che all’esterno tutto viene accostato a tutto: non solo sue creazioni, ma anche opere di altri artisti e collaboratori. Allegorie e copie di opere conosciute, ma anche ready-made di oggetti recuperati e decontestualizzati. Al piano superiore ci sono invece le sue opere pittoriche in vendita, sempre avvolte da una cornice surreale ed eccentrica.

Qualche informazione utile per visitare l'Eremo di Vincent

Qualcuno mi ha chiesto se per visitare l'eremo bisogna telefonare o, addirittura, prenotare. Assolutamente no, non è necessario.

Vincent accoglie i visitatori tutti i giorni, gratuitamente (non potrebbe essere diversamente, dato lo spirito con il quale è stata costrutita l'abitazione). Gli orari variano. Nel periodo estivo la casa solitamente è aperta dalle 9:00 alle 12:00 e dalle 16:00 alle 20:00, tutti i giorni.  

 

Fun fact: qui è stato girato il video di Karaoke, tormentone dell'estate 2020 interpretato dai salentini Alessandra Amoroso e Boomdabash.