Esiste un preciso momento in cui un libro smette di essere carta e diventa luogo, spazio, tempo: quando la narrazione ti avvolge cosi' profondamente da sentire nelle tue narici l'aroma di una strada straniera, il calore di un'estate lontana, il peso di una storia che non è la tua ma ti appartiene ugualmente. Leggere e viaggiare sono due volti della stessa medaglia: entrambi ci strappano dalla quotidianità, ci portano altrove, ci restituiscono alla nostra realtà più ricchi di quando siamo partiti.

In questo articolo approfondiamo il connubio speciale attraverso La casa degli spiriti di Isabel Allende, capolavoro del 1982 che ritrova nuova vita nella serie tv disponibile su Amazon Prime Video. Una produzione d'eccezione, con la stessa autrice e la star internazionale Eva Longoria nel ruolo di executive producer, e le showrunner Francisca Alegria, Fernanda Urrejola e Andres Wood alla guida creativa: otto episodi, primo adattamento seriale in lingua spagnola, che restituisce alla storia la voce autentica della sua terra.

Quale occasione migliore per intraprendere un viaggio culturale nel cuore dell'America Latina, attraverso le pagine e la vita di una delle sue voci più grandi e amate: Isabel Allende, scrittrice cilena tra le più influenti del mondo, con 75 milioni di copie vendute, tradotta in 42 lingue e voce imprescindibile della letteratura latino-americana.

Isabel Allende, cittadina del mondo

"Sono un'eterna vagabonda e per le strade restano i ricordi come brandelli strappati dal mio vestito. Scrivo per non essere sconfitta dall'oblio e per nutrire le mie radici che non sono più piantate in nessun luogo geografico, ma nella memoria e nei libri che ho scritto" ― Isabel Allende

Una parola ritorna sempre quando si pronuncia il nome di Isabel Allende: radici. Radici strappate, cercate, ritrovate sulla carta. La sua vita è stata, prima ancora che la sua scrittura, un pellegrinaggio continuo, geografico, politico, emotivo, che l'ha condotta da Lima a Santiago, da Caracas a San Francisco, senza mai smettere di appartenere a quella terra lunga e sottile, il Cile, che le scorre nel sangue come un fiume che non si prosciuga mai.

Nata il 2 agosto 1942 a Lima, dove il padre Tomas, diplomatico cileno e cugino del futuro presidente Salvador Allende, prestava servizio, aveva solo tre anni quando i genitori si sono separati e la madre ha deciso di tornare in Cile con i figli. Stabilitasi a Santiago, nella casa del nonno materno, un luogo pieno di libri, di silenzi e di misteri in cui la nonna aveva una spiccata propensione per lo spiritismo (la stessa nonna che anni dopo avrebbe prestato il suo spirito alla protagonista Clara del Valle), quegli ambienti austeri e carichi di segreti sarebbero diventati, decenni dopo, la casa più celebre della letteratura latino-americana.

Il destino, tuttavia, aveva altri piani. Nel 1953 la madre si è risposata con un diplomatico e la famiglia è ripartita: Bolivia, Libano, Europa. Isabel ha studiato in scuole straniere, ha cambiato lingua e compagni, costruendosi, nel tempo, la capacità rara di abitare mondi lontani e trasformarli in pagine ricche di umanità.

"La Santiago della mia infanzia aveva ambizioni da grande città, ma il cuore di un paesello" ha scritto e quel paesello le è rimasto dentro ovunque è andata, come una bussola affettiva che continua a orientarla ancora oggi.

Rientrata in Cile nel 1959, ha trovato la sua voce nel giornalismo. Sulla rivista Paula ha scoperto che le parole possono essere armi: ha scritto con ironia, con coraggio, con quella tagliente lucidità che non l'avrebbe mai abbandonata. Nel 1962 ha sposato Michael Frias e ha avuto due figli, Paula e Nicolas. L'11 settembre 1973 il golpe di Pinochet ha cambiato il corso della storia cilena, instaurando una dittatura militare. Isabel ha resistito, ha tentato di restare. Ma nel 1975 l'esilio è diventato inevitabile: è partita per Caracas con la famiglia, lasciandosi alle spalle la terra che amava più di ogni altra cosa. Vi è rimasta tredici anni, scrivendo su quotidiani e affinando quella voce che di lì a poco avrebbe cambiato la storia della letteratura mondiale.

L'8 gennaio 1981 una telefonata le ha comunicato che il nonno stava morendo: ha preso carta e penna e gli ha scritto. Quella lettera si sarebbe trasformata, pagina dopo pagina, in uno dei romanzi più amati del Novecento. Da quel giorno, ogni nuovo libro è cominciato l'8 gennaio, un rito che ha accompagnato ed accompagna tuttora la sua carriera, anche nei momenti più bui.

Nel 1988 si è trasferita negli Stati Uniti, dove ha sposato l'avvocato William Gordon stabilendosi in California. La vita, però, non ha smesso di metterla alla prova: nel 1991 la figlia Paula, a ventotto anni, si è spenta lentamente, cadendo in un coma da cui non si è mai più ripresa. Isabel le è rimasta accanto per un anno intero e in quei mesi sospesi tra la speranza e il lutto ha scritto senza sosta. Paula è morta nel 1992 e quelle pagine si sono trasformate in un libro, Paula, pubblicato nel 1995, memoir straziante, lettera d'amore e testamento emotivo.

Un dolore cosi', dolore dell'anima, non si elimina con medicine, terapie o vacanze; un dolore cosi' lo si soffre, semplicemente, fino in fondo. E cosi' ha fatto.

Nel corso della sua carriera, Isabel Allende ha ricevuto riconoscimenti da ogni latitudine, a testimonianza di un'opera che ha attraversato culture, lingue e generazioni: l'American Book Award (1988), il Premio Nazionale di Letteratura del Cile (2010), il Premio Internazionale Hans Christian Andersen (2012) e ben 15 lauree honoris causa in tutto il mondo. Nel 2014 Barack Obama le ha consegnato la Medaglia Presidenziale della Libertà, il più alto riconoscimento civile degli Stati Uniti.

La casa degli spiriti: una saga, un paese, un'epoca

"Il Cile è un paese lungo e stretto, perduto alla fine del mondo, dove la terra finisce e comincia il cielo" ― da La Casa Degli Spiriti

Pochi romanzi hanno cambiato il corso della letteratura mondiale con la stessa naturalezza con cui lo ha fatto La casa degli spiriti nel 1982. Una saga familiare che è insieme affresco storico, manifesto politico e poema in prosa: quattro generazioni di donne e uomini trascinati dalla corrente di un paese che Allende ha scelto deliberatamente di non nominare mai, riconoscibilissimo eppure universale, dove la magia non è eccezione ma respiro quotidiano, e dove la memoria, custodita dalle donne contro la brutalità del potere, è l'unica forma di resistenza che non si spezza.

Al centro della narrazione si staglia Esteban Trueba, latifondista autoritario e spietato, che ha sposato Clara del Valle, donna dotata di straordinari poteri paranormali: percepisce gli spiriti, predice il futuro, muove gli oggetti con il solo pensiero. Clara proviene da una famiglia illuminata: il padre avvocato liberale, la madre suffragetta militante. Dal loro matrimonio è nata Blanca, che si è innamorata perdutamente del contadino rivoluzionario Pedro Tercero Garcia, personaggio ispirato al leggendario musicista cileno Victor Jara. E da Blanca è nata Alba, voce finale del romanzo, colei che ha raccolto i diari della nonna e ha ricostruito la storia di una famiglia e, con essa, quella di un intero paese.

Allende ha scelto i nomi delle protagoniste con precisione poetica: Nivea, Clara, Blanca, Alba appartengono tutte al medesimo campo semantico della luce e del candore. Una progressione simbolica deliberata, dalla chiarezza mistica della nonna all'aurora luminosa della nipote, che incarna la speranza come forza capace di sopravvivere alla brutalità della storia.

La struttura è circolare e magistrale: il romanzo si apre e si chiude con la scrittura come atto di sopravvivenza. I quaderni di Clara sono diventati lo strumento attraverso cui Alba, dal fondo di un campo di prigionia, ha preservato la memoria dal silenzio imposto dal potere. Le tre donne, Clara, Blanca, Alba, incarnano tre forme distinte di resistenza femminile: Clara con il misticismo silenzioso, Blanca con la disobbedienza sentimentale, Alba con la forza della testimonianza scritta.

Il romanzo è anche, nella sua essenza più profonda, la storia di un circolo di violenza: gli abusi di Esteban si sono propagati sulla sua discendenza come un'eco deformata e inesorabile, secondo una struttura da tragedia greca in cui il destino si è compiuto proprio perché' seminato da chi si credeva padrone assoluto. La dimora dei Trueba è il Cile stesso, con i suoi patriarchi ottusi e le sue donne ribelli, con un passato che non cessa di riverberarsi sul presente. In queste pagine risuona molto di Cent'anni di solitudine di Garcia Marquez, e Allende stessa lo ha riconosciuto: "Sarà perché' entrambi raccontiamo lo stesso mondo, quello magico, appassionato e contraddittorio dell'America Latina?"

La serie: il romanzo ritorna a casa

Nel 1993 il romanzo è stato adattato in un film che è uno dei miei preferiti: un cast eccezionale con Jeremy Irons, Meryl Streep, Glenn Close, Winona Ryder e Antonio Banderas, produzione anglofona che, pur restituendo la grandezza del romanzo, restava inevitabilmente lontana dalle radici latine del testo. La serie tv ha ribaltato quella prospettiva: cilena, girata in spagnolo, con un cast interamente latino-americano che ha restituito alla storia la voce e l'anima che le appartengono.

La serie e le sue location: un viaggio nel Cile di Allende

Santiago del Cile, il deserto del nord e le sterminate campagne del sud, dove sorge la tenuta Las Tres Marias, sono le location scelte dalla produzione per dare autenticità visiva alla saga dei Trueba. Il Barrio Lastarria, tra i quartieri più affascinanti della capitale, animato da librerie indipendenti, caffè all'aperto e una vivace vita culturale, ha fatto da sfondo a molte delle scene più intense. Percorrerlo significa camminare nel romanzo, sentire sotto i piedi la stessa città che Allende ha amato e immaginato da lontano per decenni. Tra gli edifici storici spicca il Palacio Bruna, con il suo stile rinascimentale italiano e il caratteristico fregio di ghirlande e putti sulla facciata: sede nel tempo di ambasciate e ministeri, trasuda quell'aria di potere antico e decadente che pervade ogni scena con i Trueba.

La grande casa di famiglia, il cuore pulsante dell'intera saga, il luogo dove gli spiriti siedono accanto ai vivi, è invece un set costruito appositamente per la serie, realizzato in Portogallo secondo alcune ricostruzioni.

Il Cile, Neruda e il realismo magico

"Per vedere il mio paese con gli occhi del cuore bisogna leggere Pablo Neruda, il poeta che ha immortalato nei suoi versi i paesaggi superbi, i profumi e le albe, la pioggia insistente e la dignitosa povertà."― Isabel Allende

Stretto tra le Ande e l'Oceano Pacifico come una lama affilata, il Cile si estende per oltre 4.000 chilometri dal deserto di Atacama fino ai ghiacciai della Patagonia. Una geografia estrema, quasi inverosimile, che educa naturalmente alla meraviglia. Nella scrittura di Allende non è mai uno sfondo decorativo: è un personaggio vivo, con la sua bellezza selvaggia e le sue ferite che non smettono di sanguinare. Capire Allende significa capire l'11 settembre 1973: il golpe di Pinochet, il Palazzo della Moneda in fiamme, i desaparecidos, i campi di tortura nello Stadio Nacional di Santiago. L'esilio che ne è seguito non è stato solo un moto geografico: è stato uno sradicamento dell'anima che Allende ha trasformato, con ostinazione e talento, in materia narrativa. "Non me ne potevo andare, perché' lontano da questa terra sarei stata come gli alberi che tagliano a Natale, quei poveri pini senza radici che durano un po' di tempo e poi muoiono." E' rimasta cilena dentro, anche a migliaia di chilometri di distanza.

Il legame di Allende con Pablo Neruda è viscerale e dichiarato: quella capacità condivisa di osservare le cose ordinarie, un odore, una luce, una pioggia, ed elevarle a metafora. Neruda è la chiave per leggere il Cile con gli occhi del cuore, come Allende stessa suggerisce: e in quei versi si trovano i paesaggi, i profumi, le atmosfere che riaffiorano in ogni suo romanzo. Accanto a Neruda, il riferimento imprescindibile è Gabriela Mistral, prima donna latino-americana Premio Nobel per la Letteratura, la cui sensibilità per la terra e per la condizione femminile risuona nell'opera di Allende come un’eredità spirituale profonda.

La sua scrittura appartiene al realismo magico, quel movimento letterario latino-americano in cui il soprannaturale convive con il quotidiano come se il confine tra il visibile e l'invisibile non esistesse. Il padre riconosciuto di questa tradizione è Gabriel Garcia Marquez, ma il confronto con Allende, per quanto inevitabile, è parziale: lei ha portato nel genere uno sguardo irriducibilmente proprio, quello femminile.

Leggere Allende è viaggiare

I romanzi di Isabel Allende hanno una dimensione profondamente geografica. Leggere La casa degli spiriti è camminare per le strade di Santiago prima del golpe, sentire l'odore della Cordillera, ascoltare le canzoni rivoluzionarie di Pedro Tercero. Leggere La figlia della fortuna è attraversare il Pacifico su una nave mercantile. Leggere L'isola sotto il mare è immergersi nell'aria umida di Saint-Domingue tra canne da zucchero e rivoluzioni. Ogni romanzo è una mappa: geografica, emotiva, storica. È la stessa poetica dei sensi ereditata da Neruda: le cose quotidiane trasformate in linguaggio dell'anima.

Isabel Allende è una testimone: ha visto la democrazia crollare sotto le bombe, ha perso una figlia, ha conosciuto l'esilio. Eppure, ha scelto, nonostante tutto, di credere nelle storie, nella memoria, nella forza delle donne. "La scrittura per me è un tentativo disperato di preservare la memoria che mi consente di non perdere pezzi lungo il cammino."

La serie tv è un invito: a guardare, certo, ma soprattutto a leggere. Perché i mondi di Allende, che ci accompagnano da più di quarant'anni, non invecchiano mai. E il Cile che lei ha raccontato aspetta ancora, paziente e magnifico, di essere scoperto. Magari in volo verso Santiago, con una copia de La casa degli spiriti tra le mani. In fondo, le radici non si dimenticano mai:

"La terra è l'unica cosa che rimane quando tutto finisce” ― Esteban Trueba, da La casa degli spiriti

Questo articolo è firmato da Alessandra Quaranta, autrice e curatrice di storie. Scoprila su https://www.alessandraquaranta.it/