Dopo più di quattro anni di blogging questa vita fatta di viaggi e massima esposizione sui social è diventata una routine.

Tuttavia ancor oggi molti dei miei conoscenti non hanno ben capito quello che faccio.
Ancora oggi molti fanno domande curiose - a volte anche troppo - ai miei amici più intimi.
Alcuni addirittura fanno domande a chi mi sta vicino pur avendomi a dieci centimetri di distanza. "Ma Manuela come fa a viaggiare così tanto?"
Costa tanto essere schietti e chiedere direttamente a me le curiosità sul mio lavoro?
Perché sì, oggi viaggio così tanto perché questo è il mio lavoro.
Senza contare che negli ultimi mesi ho realizzato diversi video su YouTube proprio per rispondere alle domande più esigenti.

Oggi quindi torno con un post molto personale per parlarvi di come questo lavoro ha stravolto irreversibilmente la mia vita. Nel bene e nel male.

Al contrario di quello che molti probabilmente penseranno, i miei genitori non sono mai stati dei viaggiatori. E non hanno mai finanziato nemmeno uno dei miei viaggi.
Mio padre ha paura di volare e mia madre ha preso solo 4 voli nella sua vita: 2 per il viaggio di nozze e 2 per il viaggio a Parigi che ho organizzato l'anno scorso per i 18 anni di mia sorella.
 Alla luce di questo, non so esattamente come sia nata la mia passione per il mondo.
Sono sempre stata una sognatrice.
Durante l'infanzia e l'adolescenza ho letto tantissimo e dalle pagine dei libri mi sono lasciata trasportare in altre vite e in altri continenti.
Forse è questo che ha innescato in me il desiderio ficcante di viaggiare.
E così ho iniziato con i primi viaggi con gli amici in Grecia e in Spagna e con i getaway in Europa fino al tanto bramato viaggio di laurea negli Stati Uniti.
Così è nato Pensieri in Viaggio, in punta di piedi.
Come molti già sanno, non volevo raccontare a nessuno del mio blog, me ne vergognavo tantissimo. E mi muovevo in sordina, raccontando le mie avventure - e disavventure - di ventiduenne a un piccolissimo pubblico.
Quando il blog è venuto allo scoperto, molti hanno iniziato a storcere il naso.
Non ero presa sul serio.
D'altronde, come si fa a prendere sul serio una ragazza di ventidue anni che scribacchia i suoi pensieri in uno spazio web? Ecco.
Credo che la prima cosa che è cambiata nella mia vita sono stati i rapporti umani. Alcuni - non tutti, sia chiaro - di quelli che reputavo amici hanno cambiato atteggiamento nei miei confronti, inizialmente trattandomi con scetticismo e poi con battutine allusive condite con una buona dose di invidia. "Eh beata te! Io sono sempre al lavoro qui dentro mentre tu sei continuamente in giro" Inizialmente non l'ho vissuta bene.
Quasi mi vergognavo a parlare dei miei viaggi perché non volevo far soffrire nessuno, non volevo creare un divario tra me e gli altri.

Col senno di poi, però, ho capito.
Ho capito che ognuno è artefice del proprio destino e nessuno di noi è un albero.
Non abbiamo radici e siamo liberi di spostarci, di reinventarci, di rinascere.
E nessuno ha il diritto di farmi sentire in colpa perché faccio qualcosa che mi fa sentire quotidianamente viva.

Se da un lato sono rimasta delusa da alcuni, dall'altro ho incontrato tantissime persone che mi hanno arricchito umanamente.
Mi sono riavvicinata a persone che non sentivo da anni, ho costruito una rete di contatti in tutto il mondo. E ho appurato che le distanze esistono solo nella nostra testa.

Una delle cose più belle che mi è capitata è l'avvicinamento a mia madre e mia sorella.
Il nostro rapporto è stato sempre rocambolesco, ma da quando faccio questo lavoro ho trovato in loro due grandi punti fermi.
Mia madre è la mia più grande fan e non si perde nemmeno un aggiornamento - ha creato un account Instagram solo per seguire le mie stories - e quando la chiamo per dirle dove sono lei mi risponde saccente "Ah, lo so già".
Mia sorella ha una creatività pazzesca ed è diventata il mio braccio destro. Sa essere molto critica nei miei confronti e la cosa non mi dispiace affatto. Spero di averla sempre di più al mio fianco in questo percorso.
Ecco, credo che l'avvicinamento alle due donne della mia vita sia uno dei regali più preziosi che mi ha portato questo lavoro. Ne sono immensamente grata.

Questo lavoro avrà anche dei lati negativi? Eccome! Ha rubato il mio tempo.
Ha rubato i miei weekend, mi ha rubato a chi mi sta intorno.
Non è sempre facile dormire soli in una camera d'albergo in una città sconosciuta quando il tuo ragazzo è a casa, quando i tuoi amici fanno festa insieme. E tu non ci sei.
 A volte sento il peso della clessidra. Sento il tempo che scorre tiranno con una valigia da fare e disfare e mille altri impegni da portare a termine prima di dover rovesciare la clessidra e ricominciare.
E ultimamente vivo in bilico tra l'irrefrenabile desiderio di viaggiare e quello di voler restare a casa. In Puglia.

Perché la Puglia è un'altra delle cose meravigliose che ho scoperto col mio blog.
Non che non la conoscessi - faccio base a Bari, d'altronde - ma se non facessi questo lavoro probabilmente non avrei mai apprezzato fino in fondo la terra in cui vivo. Avrei finito per darla per scontata, avrei finito per percepirla come un luogo da cui scappare.
Probabilmente non avrei mai avuto modo di esplorarla in lungo e in largo, di abbracciarla, di familiarizzare con i suoi paesaggi e i suoi profumi, di sentirne fortemente la mancanza quando sono dall'altra parte del mondo. Ecco.
Questo è un altro grande regalo che mi ha fatto questo lavoro.
Un viaggio a ritroso.
Un viaggio che è partito dall'esterno per arrivare alla scoperta di quello che mi sta intorno.
E di me stessa.