"I wanna love you, and treat you right. 
I wanna love you, every day and every night" 

Quelle appena trascorse sono state due settimane bellissime.
Spensierate come non accadeva da tanto, intense e al tempo stesso fugaci.
E si sa, quando stai bene il tempo vola sebbene sia madido di attività e ricordi da custodire.
Due settimane di vacanza pura fatte di amici, risate, momenti goliardici ed episodi memorabili.


Due settimane salmodiate dal sole e scandite da suoni caraibici, brani reggae e pezzi discotecari da club di Miami.
È stato come mettere insieme tasselli di puzzle diversi che, miracolosamente, s'incastrano alla perfezione e al tempo stesso creano un'orgia di colori con un risultato tutt'altro che omogeneo.
Una mezcla di sorrisi, incontri, atmosfere e culture estremamente differenti, eppure così vicine.
Ho bevuto a sorsi queste giornate che, già lo so, mi mancheranno terribilmente.

Dopo avervi portato in Florida con il primo video del viaggio, oggi voglio parlarvi della Jamaica. Un'isola rigogliosa cullata dal Mar dei Caraibi che, benché sia spesso annoverata tra le mete più pericolose, io ho trovato molto molto ospitale.

Una terra di passione, natura, ritmo nel sangue, raggae, tenacia, lagune luminose che di notte diventano blu fluorescenti per il plancton (sono rimasta estasiata dalla bioluminescenza, uno spettacolo unico che si verifica solo in 4 posti nel mondo).

Il primo ricordo che ho della Jamaica? Il mio stupore durante l'atterraggio alla vista del verde brillante e sconfinato delle sue montagne circondato dall'azzurro intenso del Mar dei Caraibi.
Credo che sia la prima volta che mi sono trovata di fronte a uno spettacolo simile.

La prima volta che i brani di Bob Marley hanno scandito ogni mia singola giornata, dal mattino alla sera. Three Little Birds, No Woman No Cry, Don't Worry Be Happy, Is This Love, Redemption Song. Tutte le canzoni che a casa ascolto per rigenerarmi e rilassarmi adesso acquistano un nuovo significato, si arricchiscono del prezioso valore del ricordo.
Perché ogni volta che ascolterò Bob Marley d'ora in poi penserò a lei, la Jamaica.
E penserò a tutte le volte che canticchiando One Love, One Heart, qualcuno - anche un estraneo, persino un passante - era sempre pronto a rispondermi Let's Stay Together and Feel Alright.
In questa terra la musica funge davvero da collante.


Se noi italiani aggrottiamo le sopracciglia quando ci associano a "spaghetti, pizza e mandolino", i giamaicani vanno fieri dei loro simboli: Bob Marley, Bolt e - udite udite - la ganja.
Non mi dite che quando pensate alla Jamaica non vi balena subito alla mente almeno una di queste tre cose!

Andiamo per ordine.

-Bob Marley è nel cuore dei locali, è una parte fondamentale della storia della Jamaica, della musica della Jamaica. In poche parole, è la Jamaica.
Il mito dell'artista è stato senza dubbio mercificato; ciononostante la musica di Bob Marley è ovunque non solo per compiacere i turisti, ma anche perché gli autoctoni amano ogni suo pezzo e lo cantano, col cuore e con l'anima.

-La ganja è uno state of mind.
Non è raro essere accolti da una scia dall'odore intenso (anzi, al contrario, direi che è raro non sentirne l'odore). Dopo i primi tre posti (tutti molto turistici, sia chiaro) in cui mi sono ritrovata in quest'aria impregnata d'erba, l'ho capito: quello della ganja non è solo un mito.
No, in Jamaica la ganja è davvero uno stile di vita.
È ovunque e - sebbene non sia legale - è evidente che venga tacitamente tollerata.
Nei locali - anche nei rari casi in cui all'ingresso è esposto il divieto di fumare (e non ci riferiamo alle sigarette, ovviamente) all'interno - circola senza troppi problemi.
Eppure la cosa non mi ha infastidito.
A differenza di quello che accade ad Amsterdam - giusto per fare un esempio a noi vicino, in Jamaica fumare non è trasgressione, bensì fa parte di una religione: il rastafarianesimo.
I veri rasta considerano fumare un atto spirituale, un gesto distante anni luce dal desiderio di sballo a cui comunemente si pensa.
Trovo affascinante tutto questo, di certo non opinabile in quanto ospite di una terra così diversa dalla mia. Va da sé che, con estrema curiosità, ho accettato e rispettato questo stile di vita senza pormi troppe domande e senza permettermi di giudicare.
Ganja, dreadlock lunghissimi esibiti con orgoglio e lasciati ondeggiare all'altezza del fondoschiena oppure avvolti in enormi cappelli colorati, musica reggae dai profondi messaggi di denuncia, un accento importante che rende l'inglese non comprensibile così facilmente.
Laddove "Man" diventa Mon e "Come On" diventa Yeah Mon.
Una terra energica che scombussola e rade al suolo i preconcetti, una terra in cui scorre passione.


Mi mancherà quella spensieratezza assoluta, quel senso di unione inspiegabile ed empatico, quella facilità nel creare legami.
Mi mancheranno le manciate di "No Problem" e "Yeah Mon" - una sorta di "Come On, respect!" esclamato con enfasi ed energia.

La Jamaica è una terra che fa centro nel cuore.
Dove non c'è fretta, non c'è motivo di allarmarsi, non c'è ansia alcuna.

 Yeah Mon, no problem!