Qualche giorno fa mi sono ritrovata a rileggere un mio vecchio post dal titolo Cambiare strada: il rischio di dare forma ai propri sogni.
Un post che ha compiuto quasi due anni, eppure resta incredibilmente attuale.

Ho subito ricondiviso il post sulla mia pagina Facebook e, ispirata dai vari commenti, mi sono cimentata in un video in cui mi metto un po' a nudo (in senso figurato, niente colpi di scena!) raccontandovi da dove sono nate le mie passioni.
Raccontandovi della mia vecchia scatola a forma di cuore (quella che vedete qui in basso) contenente decine di bigliettini, una carta di Memory, una tessera di Indovina chi e altri giochi da tavola dei primi anni '90, fogli di quaderno con estratti di un racconto realizzato con la macchina da scrivere.
Quella macchina da scrivere dai colori pastello che mia madre, camuffata da Babbo Natale, mi fece recapitare sotto l'albero.
Sì, quello è stato decisamente il regalo più bello della mia infanzia.
Ne ricordo ancora il profumo delicato. Almeno credevo si trattasse di un profumo delicato, ma col senno di poi posso asserire che si trattava semplicemente di odore di gomma (beh, quella macchina non era certo un'Olivetti).
Era una macchina che nasceva come un giocattolo per l'infanzia, sebbene per me rappresentasse molto di più.
Era il mezzo per raggiungere il sogno. Identificava quindi il sogno stesso.
Nella foto qui sopra un po' di disegni che risalgono all'era preistorica in cui, oltre a sapere impugnare una matita, sapevo persino disegnare. Me la cavavo.
Ero creativa, un tempo.
Adesso un po' meno.
Tutto questo per dire che è bello affondare nelle proprie radici intrecciate alle proprie passioni ancestrali e realizzare che certe cose sono cambiate (non sono più capace di impugnare una matita, figuriamoci i pastelli) mentre altre sono rimaste tali e quali.
Scrivere continua ad alimentare la mia vita.
Anche adesso che scrivo per lavoro e, a dirla tutta, ho davvero poco tempo per scrivere pensieri sparpagliati e sconclusionati, ho davvero poco tempo per mettermi a nudo con la penna. Per riempire un foglio solo per il gusto di farlo, per me stessa e non per la rete.
Post come questo qui, allora, sono vitali. Mi fanno ricordare da dove è partito tutto, perché sono qui, chi sono e chi voglio essere.
Me stessa.
Non una travel blogger, non una scrittrice freelance, me stessa.
Ecco cosa voglio essere.

Ho lottato tanto per dare forma ai miei sogni. 
Da quando ho scritto quel post, quasi due anni fa, sono cambiate innumerevoli cose.
Oggi il web per me non è un sogno in via di sviluppo ma un lavoro, a tutti gli effetti.
Un lavoro alle volte entusiasmante, altre volte un po' meno.
Un lavoro degno di patiti di tetris, fatto di incastri, continui nuovi incontri, amicizie, delusioni, illusioni (un po' come tutti i lavori, d'altronde).
Un lavoro che il più delle volte non conosce giorni di riposo, un lavoro da cui spesso non riesco a staccarmi perché il mio telefono diventa una sorta di ufficio portatile e la famosa solfa del "lasciato il luogo di lavoro stacchi la spina" per tutti quelli come me non funziona.
Sta di fatto che questa storia è anche un perfetto alibi in caso di una compagnia poco gradita "Scusa, mi distraggo un attimo col telefono. Sai, è per lavoro".
Bene, sto divagando.

Ho lavorato sodo per cambiare strada (il mio percorso di studi è stato completamente differente da quello che avrei intrapreso oggi) e costruire qualcosa dal nulla, mentre in tanti erano scettici sull'utilità del mio tempo speso su internet.
Ho creduto in me stessa e, tornassi indietro, onestamente non so se avrei ancora la forza di arrivare fin qui.
Fin qui dove?
Fino a vedere parte dei miei sogni realizzarsi.
Non sarà la cima, ma è un buon inizio della scalata.
A 25 anni ho viaggiato più di quanto avrei potuto permettermi in una vita intera, ho scritto su testate di ogni genere (a cui, senza il web, non avrei mai avuto accesso), ho scritto un libro, ho scoperto in maniera privilegiata quasi ogni angolo della mia Puglia in veste di blogger, reporter e instagramer.
Sono cose che non avrei mai potuto immaginare.
La mia quotidianità è sempre stata tutt'altro che pretenziosa e fastosa, semplice (e continua ad essere tale), sebbene io abbia sempre sognato in grande.
Di strada da fare ce n'è ancora tanta, di sogni nel cassetto ce ne sono a bizzeffe (e vanno tirati fuori prima che arrivino ad ammuffire).
Non sono mai pienamente soddisfatta di quello che faccio perché, per mia natura, non riesco a darmi una pacca sulla spalla. Non riesco a darmi tregua. Da me stessa pretendo precisione ed eccellenza.

Capita che qualcuno mi faccia andare fuori pista, costringendomi momentaneamente ad abbandonare la folle maratona degli incontentabili. Una maratona in cui, udite udite, mi classifico sempre ai primi posti.
Capita - dicevo - che qualcuno mi porti a guardarmi indietro e mi faccia notare, con toni salmodici, che è giunto il momento di essere grata. Non solo agli altri, ma anche a me stessa e al mio zelo.
All'impegno costante che metto in quello che amo.
E ogni tanto lo faccio.

Tirate fuori i sogni dal cassetto. Questo è il mio consiglio.

Osate.

Non abbiate paura del giudizio altrui. La gente mormora sempre. E lo facciamo tutti, me in primis, finché qualcuno non ci fa ricredere.

E chissenefrega del giudizio altrui. Fate quello che vi fa star bene, che rispecchia la vostra passione, che tocca le corde della vostra anima.

Magari la vostra passione resterà solo un hobby - chi lo sa - ma provateci. Non potrete mai saperlo senza provarci.

Ieri mi sono imbattuta in una frase bellissima di @giulianodiblasi.
L'ho subito sentita mia e così l'ho salvata per condividerla con voi.

Decidere di non mollare è come decidere di arrampicarsi o no su un albero, poiché si potrebbe godere di una vista straordinaria dal ramo più alto, oppure ci si potrebbe semplicemente riempire di resina. 
E questo è il motivo per cui molti preferiscono rimanere fermi, dove è più difficile pungersi con una scheggia. 
Spesso la vita è come un libro che abbandoni.
Magari il segnalibro era fermo una pagina prima della parte più bella

N.B. Per sogno non mi riferisco al diventare influencer o webstar o qualcosa di simile. Mi riferisco a passioni innate e coltivate negli anni che meritano di uscire allo scoperto. Come quella di R., una mia cara conoscenza, che ha stravolto la sua vita per inseguire la passione della cucina e lavorare come chef in Australia. Nel video qui sotto vi racconto (anche) la sua storia.

Mai mollare!

Per visualizzare meglio il video vi consiglio di andare direttamente sul mio canale YouTube selezionando qualità HD (e iscrivetevi al canale, se vi va).


La foto in copertina è stata scattata a Lecce da @dave.krugman