"Stai partendo davvero? Se è vero sappi che vai in Thailandia con la stessa frequenza con cui io vado dal panettiere". Questo è stato il messaggio di un mio caro amico, inviato subito dopo aver letto l'annuncio della mia partenza sulla mia pagina facebook.
In fila davanti al gate non sono riuscita a trattenere le risate.
Ho amici stupidi. Meravigliosamente stupidi. E sono la mia fortuna.

Non so se i miei incontri con la Thailandia siano più frequenti delle sue visite al panettiere, ma è vero: ho visto più volte Bangkok di Milano e New York.
Negli ultimi 3 anni sono stata 4 volte in Thailandia e, con una buona probabilità, ci tornerò per la quinta volta entro la fine del 2016.
Perché?
Perché la Thailandia è ormai una seconda casa. Starle lontano troppo a lungo significa sentirmi homesick, terribilmente nostalgica.
La vera domanda è: si può imparare ancora qualcosa da un posto in cui siamo stati più volte? C'è ancora qualcosa da apprendere, da rubare, da aggiungere al bagaglio?

Facciamo un piccolo passo indietro.
La mia quarta volta in Thailandia è arrivata inaspettatamente, all'improvviso.
Sono partita per rappresentare l'Italia nel progetto 84 Perspectives of Thailand, realizzato dall'ente del turismo thailandese in occasione dell'ottantaquattresimo compleanno della regina. E così 84 media (giornalisti, blogger, influencer) provenienti da tutto il mondo sono stati chiamati a rappresentare il proprio Paese raccontando questa esperienza esclusiva.
Dopo il TBEX dello scorso anno, è stato bello riabbracciare volti amici: rivedere dopo soli 10 mesi Shaqi Sun, blogger cinese, e Kai Tomi, blogger giapponese, poter fare affidamento sui sorrisi stampati sui volti - ormai amici - di TAT, l'ufficio del turismo thailandese di Bangkok.
Incredibile come le distanze siano così facilmente sormontabili, a volte.

Allora, cosa ho imparato dalla Thailandia?

1. Le distanze? Non esistono.

Quella dei chilometri è solo una scusa. Non sono i chilometri a rendere un posto lontano, ma i paletti nel cuore. Nonostante tutti quei chilometri che ci separano, Bangkok per me è casa. Bangkok è famiglia. Bangkok è una tavola di un ristorante thailandese, un abbraccio fortissimo, una festa di compleanno, una bambina sorridente che corre verso di me con un pacchetto in mano, un disegno con i pastelli sulla carta di giornale, un "ci  rivediamo presto".

2. Meditare.

Lo volevo fare da tempo e stavolta, finalmente, ho avuto l'occasione giusta. Ho imparato - macché, ho provato - a meditare. Guidata da un giovane monaco di Chiang Mai, seduta con le gambe incrociate in una saletta circondata dalla natura, ho chiuso gli occhi e ho provato. Ho provato a scacciare tutti i pensieri, mi sono sforzata di tenere la schiena eretta sebbene dopo il primo minuto già chiedesse pietà. Un esercizio tutt'altro che facile, quello della meditazione. Una pratica che fa sentire nuovi, rigenerati. Continuerò a provarci anche in questa fetta di mondo a Occidente, magari riprendendo in mano quel manuale che avevo acquistato due anni fa, quando era ancora troppo presto per me. Adesso forse sono pronta per cominciare davvero.

3. La Thailandia è ancora la terra del sorriso.

La Thailandia non è più quella di una volta, forse è vero. Ma i sorrisi - oh, i sorrisi - vi assicuro che quelli ci sono eccome. E si allargano man mano ci si allontana da Bangkok. E sarebbero capaci di rimettere in sesto chiunque. I sorrisi thailandesi sono il mio toccasana.

4. Less is More. La felicità è semplice.

Ogni volta la Thailandia mi fa riprendere contatto con quello che conta davvero. Poco, pochissime cose. La felicità è semplice e non necessita di alcun orpello.
Anzi, più si punta alla semplicità e più si è felici.
Quanto più mi allontano dall'effimero, tanto più mi accorgo di quanto la mia felicità sia fatta d'altro.
Ecco, sono rientrata e mi sto ricongiungendo a quelle poche cose che rendono la mia vita un'armonia.
Less is more.

5. Cucinare thailandese.

Udite udite, ho frequentato un corso di cucina thailandese e ho imparato - più o meno - a cucinare qualche piatto thai. Ecco qui sotto il pranzetto preparato con le mie mani :)
Nei prossimi post vi darò ulteriori dettagli.


6. I sogni. I sogni a volte diventano realtà.

Questo viaggio in Thailandia, così improvviso e al tempo stesso speciale, è stato l'ennesima conferma di quanto i sogni possano diventare realtà.
Tre anni fa, durante il mio primo viaggio in Thailandia, avrei mai potuto immaginare tutto questo? Mai.
Ero così ingenua e impacciata!
Oggi mi sento più grande, sono cresciuta. Ma in fin dei conti non sono cambiata così tanto, resto sempre una sognatrice. Adesso consapevole che i sogni (a volte) possono diventare realtà.

7. Le barriere culturali sono una cazzata.

Metti insieme una cinese, una norvegese e un'italiana. Aggiungici tre giapponesi, due francesi, due irlandesi. Aggiungici una brasiliana, una romena, una ceca e un sudafricano.
Vi accorgerete che le barriere no, non esistono. Esiste il confronto, la curiosità e la conseguente valanga di domande.
Esiste il cappuccino dopo pranzo di Garrett e io che rido con bonario disappunto.
Esistono più mondi che si incontrano, si apprezzano, si studiano per capire che, alla fine, i confini sono solo sulle mappe geografiche.

8. Non si finisce mai di scoprire.

Potrei andare venti volte in Thailandia e avrei sempre qualcosa di nuovo da vedere.
Stavolta ho scoperto Lampang e Amphawa, con le mille lucciole della stagione delle piogge. E la prossima volta? Quali saranno i luoghi delle prime volte?


9. Improvvisare non è (sempre) il mio forte.

Sono stata intervistata due volte dalla TV thailandese. La prima volta è andata alla grande, mentre la seconda stava filando tutto liscio come l'olio fino a... ehm, come lo spiego questo? Non so cosa dire.. e gli occhi puntati su di me, e poi la ripresa.
Insomma, improvvisare non è sempre il mio forte. Ma è il bello della diretta, no? :D

10. Scongelare.

La Thailandia scongela tutto ciò che ho dentro.
Quando mi sento sottovuoto, sia per lo stress che per problemi personali, la Thailandia riesce a fornirmi delle risposte che altrimenti non avrei ricevuto. Per questo è magica, almeno per me. E chissà com'è questa storia che ogni volta la incontro al momento giusto, quello del bisogno.
Last but not least, la Thailandia mi ha insegnato che quando si racconta un luogo con passione, beh, quella passione arriva e supera lo schermo.
Ringrazio chi mi ha seguito su Facebook, Instagram e Snapchat in questi giorni. Chi mi ha fatto domande per il proprio viaggio, chi mi ha semplicemente detto "mi fai viaggiare con te".
Mi avete reso felice, estremamente felice.
Continuerò a raccontarvi la Thailandia nel blog e, ovviamente, col mio libro.