Come ci si prepara ad un viaggio in Nepal?
Beh, a dirla tutta io cambierei leggermente la domanda: ci si può preparare ad un viaggio in Nepal?

La risposta per me è nì.

Ci si può armare di protezione solare, di repellente anti zanzare, di scarpe da trekking (ma badate bene, su quest'ultimo punto mi troverete sempre impreparata), di occhiali per proteggersi dai raggi solari e soprattutto dall'incredibile quantità di polvere onnipresente, di uno zaino comodo, di abiti lunghi e decorosi.
Ma ricordate, non potrete preparare il cuore.
Quello mai.

Non potrete mai prepararvi alla gente nepalese. Ai loro occhi scuri, alla profondità dello sguardo, al tika sulla fronte delle donne, agli abbracci, alle strette di mano, ai namaste.
Che detto qui, in Occidente, namaste sembra una forzatura, quasi un epiteto ostentato per farsi grandi. Fa sorridere.
E invece Namaste è una cosa seria. E in Nepal acquisisce un'accezione tutta sua, profonda e incommensurabile.

La gente.
Ecco cosa ho più amato del Nepal. Ecco cosa ho portato a casa con me. L'immersione in un caleidoscopio di colori, in un'ondata di sorrisi, in un'infinità di gente. I bimbi che spuntano all'improvviso correndo verso di me mentre fotografo uno scorcio. L'inebriante mezcla di colori, suoni, volti, sorrisi. Il mio mondo, dall'altra parte del mondo.

Non potrete mai prepararvi alla natura. Alla foresta, all'immensità del verde che circonda i lunghi ponti tibetani sospesi nel vuoto, ai punti panoramici poco oltre le macerie. Alle calamità naturali, che spaventano ma non scoraggiano. Perché, nonostante il terremoto di un anno fa, si può sempre ricostruire. Si può sempre ripartire dal principio, dalla semplicità.
I nepalesi lo sanno bene, hanno tanto da insegnarci.

Non potrete mai prepararvi alla bellezza sconvolgente dei mantra colorati sospesi nel cielo azzurro.
Non potrete mai prepararvi al fascino di uno stanzino - privo di qualsiasi norma igienica - in cui una signora prepara del chai tea (fatto con tè, cardamomo e latte). E ce lo serve, bollentissimo. Offrendoci anche il suo contagioso sorriso.
"Dove avrà lavato quei bicchieri? Ci farà male?"
Ma che importa.
Luoghi come il Nepal vanno vissuti fino in fondo.
Bisogna lasciarsi guidare dalla curiosità, assaporare, ringraziare.
E vi dirò, quel chai tea era buonissimo.



Non potrete mai prepararvi ai riti spirituali, all'induismo, ai sacrifici degli animali davanti agli occhi, allo "spettacolo" della cremazione dei defunti avvolti in una veste arancione.
Non vi è preparazione alcuna.
Bisogna viverlo per comprendere.

Ma soprattutto.
Non potrete mai - e dico mai - prepararvi ai villaggi rasi al suolo dal terremoto. Alla quantità di macerie, agli stupa danneggiati, ai mattoni distrutti utilizzati come costruzioni Lego dai bambini.
Provateci, ma non riuscirete ad arrivare preparati.
Farete fatica a sopportare la fitta lancinante allo stomaco, a trattenere le lacrime.

Non ero mai stata in un luogo distrutto dal terremoto. Non avevo mai visto le macerie, non avevo mai visto un tale sfacelo, una città fantasma in cui ancora scorre la vita.
Quello che vedete nelle due foto qui sotto è Bungamati, uno dei villaggi più colpiti dal terremoto del 25 Aprile dello scorso anno. Più che un villaggio, è uno squarcio, un urlo, è dolore.
Camminare tra le sue vie dissestate era già straziante, ma quando ho messo piede nella piazza (quasi completamente distrutta) ho avuto un vero e proprio crollo psicologico. Ancor più vedendo i bambini correre tra le macerie, raccogliere i mattoni e utilizzarli per giocare.
Tutti - nessuno escluso - ridevano. Grandi, piccoli, anziani.
Tutti - nessuno escluso - esclamavano "namaste" senza chiedere nulla in cambio.
Tutti - nessuno escluso - mi hanno insegnato che la vita è un dono. E anche tra le macerie si può rinascere.
Tra le macerie crescono i gigli, tra le macerie scorre la vita, carica di speranza.

Ci si può preparare al Nepal?
Poco.
Ma di sicuro il Nepal prepara alla vita. Dona coraggio. Ottimismo. Speranza.
E adesso qualche consiglio pratico, oltre ai consigli dal cuore:

- Partite con 2 fototessere 4x4
- All'ingresso vi chiederanno una "tassa" per il visto. A seconda del periodo di permanenza, va dai 25 euro in su.
- Come specificato su, non partite senza repellente anti zanzare, crema solare, occhiali, abiti comodi.
- Preparatevi alla polvere. Non ne ho mai respirata così tanta in vita mia.
- Prima di partire, assumete dei probiotici. Vi farà bene (e vi aiuterà ad evitare la "diarrea del viaggiatore").
- Se vi va, leggete un libro che possa esservi d'aiuto. Il mio consiglio è "Un indovino mi disse" di Terzani. Non parla solo di Nepal, ma aiuta spiritualmente.

E se volete organizzare il vostro viaggio in Nepal, consultate www.nepalroutes.com