Serendipity: l'arte di imbattersi in qualcosa per caso, una felice coincidenza.
Un termine che ho sempre adorato, ma di cui facciamo - e faccio - troppo poco uso.
Forse non ce ne rendiamo conto. Forse siamo troppo impegnati, troppo presi dalla routine quotidiana per farci caso, per accorgerci della bellezza della serendipità che ci investe giorno dopo giorno.
Mentre siamo intenti a fare altro.


Oggi faccio un salto indietro, mi sposto verso est.
Torno in Cambogia, precisamente a Phnom Penh, la capitale, dove per la prima volta ho fatto amicizia con la serendipità appurandone l'esistenza.
Sì, la serendipità esiste.

Non occorre spingersi fino in Cambogia per capirlo - sia chiaro, ma forse quando si è lontani da casa, senza smartphone e computer a riempirci le giornate, senza troppe preoccupazioni se non la riuscita del viaggio e la felicità lungo la strada, beh, è più facile accorgersi di lei.
Serendipity.
Risulta più facile incontrarla, risulta più facile soffermarsi su quei momenti in cui la felicità sembra fare capolino per puro caso, senza che avessimo calcolato nulla.

Sono le scoperte più belle, quelle che ci riempiono il cuore. Che riescono miracolosamente a far allineare i pianeti anche quando qualcosa sembra andare storto.
Anche quando il tuo tuk tuk, il mezzo di trasporto che ti sta scarrozzando da una parte all'altra della città (una sorta di apecar del sud-est asiatico), decide di abbandonarti nel bel mezzo del nulla.
Tra baracche, improbabili fast food locali, nubi di polvere sollevate dalla miriade di moto sfreccianti, strette viuzze buie in cui non ti infileresti nemmeno sotto tortura.

E proprio lì, mentre il tuo tuk tuk driver e un presunto meccanico tentano di riparare il veicolo, mentre inizi a sbraitare per la sfiga perenne che ti ha portato a scegliere proprio il tuk tuk malmesso, da una delle stradine che osservavi con riluttanza spuntano loro.
Tanti piccoli puntini dalla pelle ambrata che ti vengono incontro con i loro occhietti a mandorla tanto felici da stringersi in sottili fessure dall'entusiasmo contagioso.

Questa è serendipità.

Questo è il significato della bellezza improvvisa, non calcolata.
Credetemi, ho fatto di tutto per tener fede alla tabella di marcia realizzata meticolosamente per il mesetto di viaggio, eppure quel che più mi ha colpito non è stato ciò che ho programmato minuziosamente.
No, quello che porto nel cuore è l'inaspettato.
Il repentino arrivo di una folata di felicità.

E a distanza di due mesi mi chiedo perché mai mi sia limitata a scattare quattro foto, perché non ho filmato una manciata di secondi con un breve video, perché non ho cercato di immortalare il più possibile quei momenti. Quelle faccine meravigliose.
La risposta è semplice.
Ero talmente felice che non mi importava nulla. Non mi importava delle foto, dei video, di quel che avrei voluto rivedere a casa.
Volevo soltanto godermi il momento.
Quell'attimo improvviso di serendipità.

Provate a prestare attenzione.
Provate a farvi investire da quell'ebbrezza chiamata serendipity.
Perché dopo che accade una volta succederà ancora. E ancora e ancora.

Le cose belle della vita non sono mai calcolate.