Ho deciso di iniziare a parlarvi della Cambogia con un post su Battambang. 
Una città piccola, un nome che la maggior parte di voi non avrà mai sentito nominare.
Eppure io voglio partire da qui. Perché a Battambang non c'è nulla, ma io ho trovato qualcosa: l'autentica semplicità.

Una semplicità che non ho trovato né a Siem Reap - che, chiaramente, è la meta più blasonata dell'intero Paese - né a Phnom Penh, la capitale, dove tra le raccomandazioni di fare attenzione allo zaino e le moto che sfrecciano, beh, l'ultima cosa che si può trovare è la tranquillità.
A Battambang ho trovato una dimensione più intima fatta di ristorantini locali per gente del posto ma pronti ad accogliere i pochi turisti, ho trovato voglia di comunicare nonostante le barriere linguistiche, ho trovato quello che cerco sempre in viaggio: piccoli angoli di mondo capaci di sorprendermi.

Eppure confesso che il primo impatto mi ha spiazzato.
Non so cosa mi aspettavo da questo posto appena arrivata. Probabilmente credevo di essere arrivata in una piccola metropoli, tanto da vagare alla ricerca di una via principale con una sfilza di negozi e locali.
Macché.

Il bello del sud-est asiatico è che quando non ci sono questi gran divertimenti, puoi sempre infilarti in un mercato e perderti tra i suoi colori. Anche a Battambang.
Il mercato principale, di fronte al fiume, è un labirinto di bancarelle, tavolini e banconi.
Un mercato vivo, un'orgia di colori e di odori intensi, un insieme di prodotti di ogni tipo.
Frutta, verdura, carne, lumache, insetti, fritture varie, abbigliamento e accessori.
Solo qui, a Battambang, ho trovato un'area dedicata alla sartoria con tanto di macchine da cucire Singer, come quella che usava mia nonna e che ancora custodiamo come una reliquia.

L'unica vera attrazione turistica di Battambang è il bamboo train, un treno che in passato era utilizzato come mezzo di trasporto per spostarsi da un villaggio all'altro.
Oggi non ci si sposta più con questo treno, ma in compenso con 5 dollari i turisti possono divertirsi sfrecciando nel verde a bordo di questo simpatico mezzo di bambù.
Lo so, non sarà il mezzo più sicuro, ma è una gran figata!
La cosa più assurda accade quando si incontra un altro "vagone" che si muove nella direzione opposta alla nostra.
E allora che si fa?
Uno dei due vagoncini di bambù nel giro di pochi secondi viene letteralmente smontato (dopo aver fatto scendere i passeggeri) per far passare l'altro. Incredibile!

L'unica sosta del bamboo train è un piccolo villaggio con qualche bancarella e tanti bambini che, appena vedono i turisti, sfoderano i loro braccialetti da vendere.
Ho un debole per le bambine e quando posso, anche in questi casi, cerco sempre di scambiare qualche parola. Ho scoperto con immensa gioia che qui le bimbe parlano inglese e al mattino vanno a scuola, mentre il pomeriggio rientrano al villaggio e si dedicano al "commercio" di braccialetti fatti a mano.
E quando abbiamo lasciato qualche riel ad ognuna di loro (qualche centesimo di euro) senza chiedere nulla in cambio, hanno talmente insistito per farci prendere comunque un braccialetto a testa che non ci hanno permesso di andare via a mani vuote.
Così, ogni volta che osservo i miei braccialetti al polso ripenso a quelle bimbe.

Per poter apprezzare davvero Battambang bisogna uscire dal centro cittadino.
Noi abbiamo concordato il prezzo per un'escursione giornaliera in tuk tuk affidandoci a un signore (dal nome impronunciabile che non riesco a ricordare) di 40 anni che ci ha fatto subito una bella impressione.
Forse non parlerei in questo modo di Battambang se non ci fosse stato lui ad accompagnarci alla scoperta dei dintorni della città.
E ora vi spiego perché.
L'escursione è iniziata tra le strade sterrate di campagna e le donne alle prese con la preparazione di rice paper, ovvero dei fogli di riso che vengono utilizzati per avvolgere gli involtini.

Siamo poi arrivati al Wat Ek Phnom, il tempio col grande Buddha bianco, e al Fishing Village, il villaggio dei pescatori in cui è possibile farsi un'idea di come avviene qui la preparazione del pesce.
Inutile dirvi che si tratta di un procedimento lontano anni luce da quello utilizzato dalle nostre parti.
Qui il pesce viene lasciato essiccare al sole per ore.

Il momento più intenso della giornata è stato quello davanti al Phnom Sampeuv, o Killing Field.
Un posto che trasuda dolore, sofferenza, rievoca terribili ricordi del passato.
Meno di 40 anni fa i khmer rossi hanno trasformato questo luogo in un campo di morte dove ben 10000 persone sono state torturate e poi uccise semplicemente per il desiderio utopico di creare una nuova società.
Come tutti i rivoluzionari, Pol Pot - leader dei khmer rossi - aveva capito che non si può creare una società nuova senza prima formare uomini nuovi e che, per creare uomini nuovi, bisogna eliminare anzitutto gli uomini vecchi.
Occorre eliminare la vecchia cultura, occorre cancellare la memoria collettiva del passato. Da qui il grandioso piano dei khmer rossi di spazzare via il passato con tutti i suoi simboli e le catene di trasmissione dei suoi valori quali la religione, gli intellettuali, le biblioteche, la storia in modo da ricominciare sul serio. Come pagine bianche.

Basta visitare "The Killing Cave", la grotta in cui i corpi delle tantissime vittime venivano spietatamente lanciati, per farsi un'idea, per realizzare con i propri occhi.
Oggi qui vi è ancora un numero indefinito di piccole ossa e crani che testimoniano la raccapricciante brutalità che ha subito il popolo cambogiano.

So bene che le mie parole significano poco, ma fidatevi che quando un uomo cambogiano vi racconta di essersi ritrovato completamente solo per il folle desiderio rivoluzionario dei khmer rossi, che un giorno è tornato a casa e non ha trovato più nessun componente della sua famiglia, che non sa dove sono stati portati i suoi genitori prima di essere uccisi, che ha provato più volte a suicidarsi per la disperazione, che ancora soffre ma per fortuna ha accanto una donna più matura di lui a proteggerlo, beh, tutto questo vi farà accapponare la pelle, vi farà rabbrividire, vi farà inevitabilmente commuovere.
Vi farà piangere in silenzio.
Un uomo che apre il suo cuore e si trasforma in un cucciolo indifeso.
Non sarà un caso se proprio accanto a questo posto del dolore vi è una scuola.
E all'improvviso, proprio quando l'aria si fa troppo pesante e impregnata di tristezza, spuntano loro, i bambini, pronti a scacciare le lacrime e a far risorgere il sorriso con il loro coro di "Hellooooo!"
E' incredibile il potere dei bambini.
Ci fanno dimenticare del passato, ci ricordano che c'è un futuro da costruire e da rendere più luminoso che mai.
Senza mai dimenticare.