Questo post è completamente diverso da tutto quello che avete letto finora su questo blog.
Per la prima volta vi parlo di una persona che fino ad oggi qui è stata solo una comparsa: mia madre.

Forse vi ho raccontato di lei quando vi ho spiegato che non ho ereditato dai miei genitori la passione per il viaggio. Eh sì, le nostre vacanze erano sempre le stesse: in Salento, dai miei nonni.

Ma non vi ho mai detto che mia madre da giovane sognava di essere hostess di volo, non vi ho mai raccontato di tutti i pomeriggi spesi assieme a lei per il mio progetto su Parigi (che conservo ancora gelosamente).
Dei pomeriggi trascorsi sognando la Torre Eiffel, Disneyland Paris e Notre Dame.
Non vi ho mai detto di quella volta che mia madre mi ha regalato "Sapientino - geografia" e di tutte le volte che abbiamo ripetuto assieme i nomi delle capitali d'Europa.
Non avrò mai viaggiato con mia madre, ma nella mia mente è come se l'avessimo fatto.

Mia madre mi ha insegnato a lavorare d'immaginazione, a sognare. Mi ha insegnato che ogni traguardo è una conquista, che nella vita le cose non bisogna pretenderle, ma bisogna meritarle.

Mia madre mi ha insegnato ad apprezzare la compagnia dei libri e ad utilizzarli per viaggiare con la fantasia.

Avevo cinque anni quando per Natale mi ha regalato una macchina da scrivere. Il regalo più bello.
Scrivevo lettere, poesie, canzoni e, dopo averle fatte leggere solo a mia madre, le nascondevo in una grande scatola colorata a forma di cuore.  Nessun altro poteva leggerle, ero timidissima e mi vergognavo come una pazza.

Un giorno mia madre mi ha convinto a far leggere una delle mie poesie alla maestra di italiano che, per l'entusiasmo, mi ha costretto a recitare i miei versi davanti a tutta la classe. Ero paonazza e volevo semplicemente morire.
Scrivere era roba per sfigati, i miei compagni di scuola ridevano, non capivano.

Eppure mia madre mi ha sempre spronato, mi ha sempre stimolato a continuare a scrivere.

Ma io con gli anni sono cambiata.
Ho iniziato a scrivere molto meno e, quando lo facevo, preferivo tenerlo solo per me.
Ho iniziato a chiudermi in me stessa tra le mura di casa, ho iniziato a covare dentro un opprimente groviglio, senza mai riuscire a tirarlo fuori.
E ogni volta che ascolto In bianco e nero di Carmen Consoli mi sembra di trovare me stessa.

"Le avrei voluto parlare di me, chiederle almeno il perché 
dei lunghi ed ostili silenzi e di quella arbitraria indolenza"

Così, all'improvviso, mi sono ritrovata davanti un muro invalicabile. Un muro che più volte ho provato a scalfire senza alcun successo. Una sorta di scudo, una corazza che avvolge sia me che mia madre quando proviamo a interagire.
Lunghi silenzi che equivalgono ad un'implosione di parole.
E tutto quello zucchero che leggete nei miei post e trovate nelle mie parole contiene anche l'amore che per anni le ho nascosto e che spero che - ogni volta che mi legge - a piccole dosi torni da lei.

Questo blog è nato come un diario, ma forse sarebbe meglio dire valvola di sfogo.
Lo usavo per fuggire da tutti, inclusa mia madre. Oggi - ironia della sorte - lo uso per congiungermi a lei.
Oggi questo blog è il mezzo che mia madre utilizza per sapere cosa pensa sua figlia e cosa fa quando viaggia. Una sorta di radar che la fa stare tranquilla.
E anche se non mi fa domande quando torno dai miei viaggi, beh, so bene che sarà tra le prime lettrici dei miei post.
Alcuni mi hanno chiesto "Tua madre è felice di avere una figlia travel blogger?"
Sì, mia madre è felice. All'inizio non capiva questo mondo virtuale, non capiva come giustificarlo alle amiche, voleva saperne di più e cercava in me delle risposte.
Adesso, anche se sicuramente continua a porsi milioni di domande, ha capito ed è felice.
E' felice perché scrivo, viaggio e realizzo i miei sogni. E' felice perché sa che io sono felice.
 E oggi la ringrazio. Oggi sono quella che sono grazie a mia madre.

{E spero di riuscire, un giorno, a convincere mia madre a lasciare a casa mio padre e la sua paura di volare. Per partire insieme per un viaggetto. Chissà.}
Buon compleanno mamma.