Con la musica nelle orecchie, navigo tra i ricordi dello scorso weekend a Venezia.
E penso alla mia prima notte in barca a vela.

Penso che c'è sempre una prima volta. Ed è meraviglioso scriverne e affondare nei ricordi.
Vi ho già parlato del mio primo viaggio a piedi scalzi, della prima volta che ho volato tra gli alberi e della mia prima notte nel deserto, ricordate?

Sarebbe bello se si vivesse solo di inizi e di prime volte. Quando tutto ti sorprende e nulla ti appartiene ancora.

Anche se, a dirla tutta, non avrei mai pensato che avrei trascorso la mia prima notte in barca a vela proprio a Venezia.
Erroneamente ho sempre associato la barca a vela a mete prettamente estive. Isole greche, Spagna, Sicilia...

E invece no.
Venezia, vissuta in barca a vela, ha un fascino particolare, un sapore del tutto nuovo.

Deneb, la nostra barca, ci ha atteso sull'isola di San Giorgio - che noi abbiamo raggiunto dopo un interminabile viaggio in vaporetto (la mia prima volta in vaporetto, giusto per rimanere in tema).
Siamo stati accolti da una vista mozzafiato, ma soprattutto dal nostro skipper che ci ha illustrato le regole principali per "sopravvivere" in barca a vela.
Eh sì, la barca a vela è molto diversa da un normale appartamento o da una nave da crociera.
Le scarpe vanno lasciate all'esterno, i bagni vanno usati diversamente, la carta deve essere riposta sempre e rigorosamente in un apposito cestino e - questo devo proprio dirlo, dal momento che ha causato un allegro dibattito - non esiste lo sciacquone, ma una pompa manuale che scarica tutto all'esterno. Qualcuno ha detto"Un po' come fare il cappuccino", ma non vi posso svelare il nome dell'incriminato finché non avrò la sua autorizzazione!
Insomma, la barca è un mondo a sé.

Come potrei definire la mia prima notte in barca?
Strana, autentica, speciale.
Ho dormito in camera con la cara Vale che ha condiviso con me il suo sacco a pelo. E' stata lei a prepararmi il letto, a sistemare le lenzuola e le coperte più calde. Dopo aver poggiato la testa sui cuscini posti in fondo alla cabina, abbiamo capito che la logica del nostro letto forse non era del tutto corretta.  Dormire con la testa in fondo alla cabina regala la stessa sensazione che si dovrebbe provare in un minuscolo capsule hotel, con l'aggiunta del dondolio delle onde del mare.
E quindi, con l'aiuto di qualcuno più esperto, abbiamo capito che le nostre teste - e i cuscini - vanno invece posizionate dal lato opposto, quello più arieggiato dal lato della porta.
E finalmente siamo riuscite a spegnere la luce per provare ad addormentarci.
Ho fatto fatica a prendere sonno. Non capita tutti i giorni di trascorrere una notte cullati dal dolce dondolio del mare.
Avevo voglia di godermi quella sensazione, di fissarla nella mente e di provare a controllarla.
Nel frattempo sono riuscita a captare le sensazioni dei miei compagni - ancora svegli - nelle altre stanze, ho rimboccato le coperte sistemandole dolcemente su Valentina per non svegliarla e poi, pian piano, sono caduta tra le braccia di Morfeo.

Il mattino ci ha accolto con questa vista mozzafiato: Piazza San Marco.
Abbiamo fatto colazione tutti assieme tra gocciole, caffè, risate, opinioni e sensazioni sulla notte appena trascorsa.

La barca è un mondo a sé.
Riesce ad amalgamare personalità differenti (alcune delle quali si conoscono a malapena), è il leitmotiv che lega indissolubilmente un passeggero all'altro, come una grande famiglia.
La barca è un microcosmo che unisce.

Dopo la colazione, guidati dal nostro skipper Giorgio, siamo partiti per un giro della Laguna Nord passando da Piazza San Marco per poi giungere all'isola della Certosa. Con il vento nelle vele.
Nonostante il freddo e l'aria frizzante, non potevo perdermi l'ebbrezza che si prova a prua.
Da un lato Venezia, che come un'algida modella sfila con orgoglio davanti ai nostri occhi, dall'altro l'immensità della laguna.
Dopo aver fiancheggiato le prime isole, ci siamo cimentati tra cime e vele. Abbiamo capito che vivere la barca non significa starsene con le mani in mano ad osservare il paesaggio, ma contribuire alla navigazione. Abbiamo imparato quindi a virare a destra e a sinistra.


Il nostro giro in barca termina all'isola della Certosa.
A soli dieci minuti da Venezia, questa isola è un'ottima soluzione per coloro che preferiscono soggiornare in un luogo incastonato nella natura. Un posto avvolto dal mare e ricoperto di verde. Una vegetazione particolare grazie alla presenza di un terreno lagunare.
Qui Vento di Venezia ci ha accolto con un pranzo indimenticabile a base di pesce.

Il mare per me è linfa vitale.
Forse è anche merito della mia città se il mare mi scorre nelle vene.
Mi regala un'inebriante sensazione di libertà che mi tiene viva.
E a vele spiegate è ancora meglio!

Il mio grazie va a Bluewago e a tutti i ragazzi che mi hanno accompagnato in questa avventura e hanno sperimentato con me la prima notte in barca a vela!