Dopo ben quattro anni sono tornata tra i ponti e le gondole.
Tutto merito di Bluewago, che ha ben pensato di farmi vivere due giorni a Venezia.
In barca a vela.

Non un blogtour, ma un evento esclusivamente dedicato al team di Bluewago, ovvero a chi, come me, ha deciso di intraprendere questa avventura strettamente connessa al mare e - nel mio caso - alla Puglia (qui il mio primo post).

Confesso.
Quando ho saputo che il primo incontro dell'hubby - il nome che abbiamo affibbiato alla nostra community - si sarebbe tenuto a Venezia, son stata felicissima.
Felice di tornare, ma soprattutto di avere la possibilità di scoprire meglio Venezia, di andare oltre i classici intramontabili che, per quanto meravigliosi, tendono a dissimulare il lato più autentico della città.
E finalmente ho potuto godermi Venezia col sole!
L'ho sempre vista con un cielo minaccioso e avvolta da nuvoloni e forse per questo motivo non l'ho mai apprezzata fino in fondo.

Stavolta Venezia è stata capace di regalarmi quel batticuore che non era ancora riuscita ad innescare in me.
Appena scesa dal bus, trascinando di qua e di là il mio inseparabile trolley floreale, ho iniziato a immortalare tutto quel che mi si presentava davanti, con la foga di chi approda per la prima volta in un posto e viene accecato dalla sua bellezza.
E' stato come vedere Venezia con occhi nuovi.

Per la prima volta sono salita a bordo di un vaporetto, il mezzo di trasporto pubblico che collega Venezia e le isole.
Ho provato l'ebrezza di essere schiacciata dalla folla perché - con la mia solita aria da svampita - mi sono posizionata esattamente al centro del mezzo. Ho compreso come l'acqua rende Venezia un microcosmo a sé, come gli spostamenti si fanno difficili se non si riesce a balzare giù dal vaporetto alla fermata giusta.
Il vaporetto fa parte della vita quotidiana di chi vive in laguna. Non si può fare a meno di utilizzarlo se si vuol comprendere almeno un po' cosa significa vivere a Venezia.
A Venezia non è possibile arrivare comodamente alla meta desiderata con la macchina.
No, laddove non è possibile utilizzare il vaporetto, ci si sposta a piedi.
Ci si immerge nella bellezza della città, passando dalle strade più turistiche e affollate a quelle semideserte e dall'atmosfera placida.
Ho camminato tanto, soprattutto quando tutti gli altri erano in procinto di rientrare ed io avevo ancora quattro ore a disposizione per scattare foto e continuare a familiarizzare con la città.
Come ho già anticipato in un post nella mia pagina facebook, adoro passeggiare da sola per le città.
Raccogliere i dettagli, infilarmi nei vicoletti che mi attraggono come calamite, gestire liberamente il mio tempo.
Camminare col naso all'insù e col sorriso stampato in faccia - e un'espressione inebetita che farà sicuramente ridere chi mi osserva per strada.
Ma poco importa.
In questi momenti il mio entusiasmo è alle stelle e mi sento piena, felice.

I gondolieri, il passante veneziano che al volo mi fa: "Hai un bellissimo cappotto, complimenti!" e poi mi indica la strada per Rialto, le suore che ridacchiano mentre scattano foto all'impazzata, le giapponesine sempre perfette con i loro capelli dritti dritti come spaghetti.
E poi ci sono i miei preferiti.
Gli innamorati che danno le spalle al mondo e osservano la laguna per ritagliarsi un angolo di intimità persino nella zona più turistica di Venezia.

Oltre Rialto e la meravigliosa Piazza San Marco (che ogni volta mi lascia di stucco), è bello perdersi nei riflessi dell'acqua e immergersi nel labirinto delle calli veneziane meno frequentate.
E così, nel sestiere di Castello, abbiamo incontrato le guide di SlowVenice che, nel rispetto dell'ambiente, da sempre si impegnano a coinvolgere i visitatori in un'esperienza di scoperta e di contatto con la comunità locale.
Nello specifico, per conoscere meglio Venezia abbiamo approfondito il discorso delle maree assieme alle problematiche dovute all'acqua alta. Quando si visita Venezia, di rado ci si sofferma sulle difficoltà nella manutenzione delle abitazioni o sulla necessità dei lavori di ristrutturazione a causa dell'acqua.
Con SlowVenice abbiamo provato a immaginare la vita dei veneziani, cosa che è stata resa possibile solo allontanandoci dalle strade più battute.
Un'esperienza che consiglio sia a chi già conosce a menadito la città, sia a coloro che hanno voglia di comprenderla sin da subito alternando questo tour al classico giro turistico.

Ci siamo immersi in deliziose calli dal profumo di bucato, ci siamo stupiti alla vista di una barca piena zeppa di cassette della frutta che, di giorno, è un vero e proprio banco di vendita.
E, al crepuscolo, sono rimasta incantata davanti a uno scorcio d'altri tempi.

Udite udite, ho finalmente appreso cosa significa andar per bacari!
Alla fine della nostra passeggiata, non potevamo non finire al Remer, un tipico bacaro veneziano, per sorseggiare un vero spritz!
E non potevamo neppure farci mancare i sapori tipici della tradizione veneziana!
Dove? Da Vecio Fritolin, un ottimo e rinomato ristorante che propone specialità di pesce e pietanze preparate con ingredienti a chilometro zero.
E per finire per la prima volta ho passeggiato a Venezia di sera. Ho scoperto una città deserta, ho scoperto che persino Piazza San Marco si svuota al chiaro di luna e rivela un silenzioso fascino senza uguali.
Stavolta Venezia mi ha letteralmente rapito.
Forse perché merita più ritorni per essere amata ma non solo.
Sicuramente anche per merito dell'hubby, la compagnia che si è rivelata ancora meglio del previsto.
Fatto sta che finalmente Venezia è riuscita a conquistarmi al punto da voler tornarci al più presto.

Vi lascio con le foto scattate durante la mia felice passeggiata in solitaria.
Nel prossimo post vi parlerò dell'esperienza in barca e della mia prima notte cullata dal dondolio della laguna di Venezia! :)