Sedersi in auto alle 10:30 di mattina ed arrivare a destinazione alle 9:30 di sera.
Vedere il paesaggio che pian piano muta dal finestrino.
Prima il mare, la pianura, poi la collina e infine loro. Alte, sicure, imponenti. Le montagne.
Attraversare l'Italia dal tacco fino all'apice per vivere finalmente l'esperienza del Trentino d'estate.
Sì, in questo post vi ho parlato delle bellissime giornate trascorse tra la Val di Sole e i dintorni, ma devo ancora parlarvi dei primi giorni, quelli trascorsi coccolati dall'ospitalità di #albeinmalga, l'esperienza che permette di provare in prima persona la vita della malga, della vera montagna e della natura allo stato puro.

Un'iniziativa che ho seguito lo scorso anno con entusiasmo e - posso dirlo? - un pizzico di sana invidia.
E quest'anno, dopo aver maturato una nuova consapevolezza nei confronti della natura e dei suoi benefici,  non potevo proprio declinare l'invito.
Noterete che il nostro abbigliamento non è propriamente da montagna. Con la promessa che la prossima volta partirò con un paio di veri scarponi da trekking, per stavolta spero mi perdonerete.
Noterete anche che, rispetto al solito, le mie foto sono un po' più spente.  Ho deciso appositamente di non modificare la saturazione dei colori perchè - per me - vivere una mattina in malga sotto un cielo plumbeo è stata una fortuna.
E' così che desideravo la montagna. Avvolta da una coltre di nebbia, da nubi minacciose e da un alone di malinconia che fa già pensare al gelido inverno - pur essendo ancora ad agosto.
Sarò pazza, ma a me tutto questo piace.
Sto persino imparando ad apprezzare la pioggia - forse perchè, volere o volare, devo farmela piacere: mi fa compagnia ovunque io vada - e quel suo lavare il paesaggio. Rende più vivi i colori, più intensi i profumi.

Circondati da questa atmosfera piacevolmente nostalgica e spettrale, elettrizzati e rinvigoriti dall'aria frizzante, siamo stati guidati dalla preparatissima Marta (membro del team mountainfriends).
Incontrarla è stata una fortuna. Ci ha spiegato che ogni elemento del paesaggio esiste per un determinato motivo, ha trovato risposte ai nostri dubbi, ci ha permesso di conoscere meglio la montagna e la sua flora - cosa che a noi interessava tantissimo.
E con lei siamo arrivate a Malga Cengledino. Qui Mario, il pastore, ci ha aperto le porte mostrandoci come si svolge una giornata in malga, descrivendoci il suo stile di vita semplice e a stretto contatto con la natura.

Ho capito che, per quanto possa essere affascinante, lavorare in malga non è per tutti.
Occorre amare visceralmente la montagna e la sua autenticità, avere una predisposizione per l'assoluta tranquillità, essere disposti a svegliarsi sempre mooolto presto.
In compenso la vita è genuina, ci si nutre di prelibatezze a chilometro zero, tutti i prodotti sono naturali e rigorosamente preparati in malga.
E l'abbiamo testato con una prelibata merenda fatta con latte, marmellata, dolci e formaggi.


 Abbiamo assistito, passo dopo passo, alla lenta preparazione del formaggio.
Ci siamo rintanati al calduccio sfregando le mani riscaldate dal tepore del fuoco ardente.
Intorno a noi legno, tantissimo legno.
Tutto questo è stato davvero strano per me e ne abbiamo anche parlato in malga.
Strano, ma incredibilmente bello.
Di quelle sensazioni che rievocano il passato, momenti forse mai vissuti ma che sanno di antico ed autentico.

Nel 2014 parlare di malga e di individui che portano avanti una tradizione, di individui che vivono in montagna lontano dai fasti della vita comune, sembra quasi assurdo.
E non sto parlando di gente anziana. No, sto parlando di giovani che hanno deciso di dedicare la loro vita alla montagna. Quindi vorrei spezzare una lancia a favore di questi ragazzi che, in un periodo in cui non si fa altro che parlare di mestieri in estinzione a causa di nuove generazioni pigre e non desiderose di apprendere, sono l'esempio lampante che le cose non stanno proprio così. Non sempre, almeno.



 Dalla Malga Cengledino abbiamo iniziato un bel percorso di trekking assieme a Marta, la nostra guida.
Il tutto sotto la pioggia incessante che, per quanto mi stia iniziando a piacere, ha reso non poco difficoltoso il cammino. E mi ha regalato una divertente caduta, non ve lo nascondo! :D
Scarpinando tra larici e abeti, siamo arrivati alla Bait dei Cacciador, una baita troppo graziosa dalle tendine a quadretti bianchi e rossi e circondata da fiori e rododendri.
Il bello di questa baita è che non è abitata o gestita da qualcuno.
Chiunque ne abbia voglia può scarpinare un po' per arrivarci e sostare lì. L'ingresso è aperto a tutti.
E' possibile persino preparare il caffè, perchè all'interno ci sono tazzine, bicchieri, caffettiere... un servizio completo a disposizione.
E poco più giù vi è una sorgente da cui è possibile attingere dell'acqua per la preparazione delle bevande.


 Mentre scrivo questo post mi sembra di sentire ancora il profumo delle foglie bagnate dalla pioggia, mi sembra di essere ancora lì, in Trentino. 
In fondo è soprattutto per questo che ho un blog. Per rivivere le emozioni.
E in montagna le emozioni sono davvero tante. Perchè la montagna, con i suoi interminabili silenzi, sa parlare.
Basta mettersi in ascolto.