Dicono che le dipendenze portino all'infelicità.
Ci penso spesso.
E come sintesi dei miei pensieri sono arrivata a partorire questo post.
Io sono una caffeinomane.
Una di quelle persone che, al mattino, senza aver bevuto almeno un caffè non mette piede fuori casa.
Una di quelle persone che per connettere ha subito bisogno di un secondo caffè.
E magari a metà mattinata anche di un terzo. A cui seguiranno altri due caffè - uno dopo pranzo e uno nel pomeriggio. E siamo a quota cinque.
Il caffè è una dipendenza - è vero - ma anche un rituale della mia vita.
Prendere un caffè con le amiche, con mia madre (altra fan sfegatata), persino con perfetti sconosciuti.
Alcune amicizie nascono così: davanti ad una tazzina di caffè fumante.
E finchè una dipendenza non causa spiacevoli conseguenze ma crea condivisione, ben venga. 

Lo so, le dipendenze fanno male a lungo andare, almeno così si dice.
Ma chi ha detto che le dipendenze - alcune, sia chiaro - non generano felicità?
Penso alle relazioni affettive e penso soprattutto a questa frase di Tiziano Terzani (sempre lui, il mio mentore):

“Che cos’è l’amore? E’ semplice desiderio, per cui dipendenza? 
O una delle massime espressioni di libertà, perché è un legame che non lega, e per questo è forte, come se un elefante accettasse di farsi tenere da un filo di seta?"

Per me l'amore è dipendenza e libertà. 
Dipendenza perchè non costruirei mai un rapporto con qualcuno se non mi sentissi almeno in parte dipendente, se non avessi voglia di creare un filo invisibile tra me e l'altra persona.
Allo stesso tempo è libertà. Perchè nessun rapporto sano può essere alimentato da costrizioni. 

L'amore per i viaggi, ad esempio (sì, la mia mente vola sempre verso i viaggi - mea culpa).
Anche questa è dipendenza? Penso proprio di sì.
Utilizzare un salvadanaio per mettere da parte i risparmi rigorosamente per viaggiare significa dipendenza.
Eppure è una dipendenza che mi rende felice. E ricca dentro.
Certo, non ne giova il conto in banca, ma chissene?!!

Qualche settimana fa qualcuno mi ha detto che sarebbe meglio risparmiare anzichè spendere sempre soldi per i viaggi. Che bisognerebbe avere qualcosa da parte per affrontare un'ipotetica emergenza. Per affrontare il futuro.
E io vi dico la mia.
Confesso: sono stata - un po' di tempo fa - una shopaholic (modo cool per dire "ossessionata dallo shopping").
Potete farlo: condannatemi, ditemi pure che sono stata una persona terribilmente frivola e superficiale! :D
Da shopaholic (ci si sente davvero fighi nel dirlo, provate!) mi sono trasformata in travelholic (altro termine figo per dire "malata per i viaggi").
Per il conto in banca non cambia niente.
Eppure per me cambia tutto.

Prima sprecavo le mie economie per qualcosa che l'anno dopo avrei lasciato ammuffire nell'armadio (ciò non toglie che, saltuariamente, un po' di sano shopping rimette in sesto).
Ma adesso?
Adesso mi sento ricca. Ho tante storie da raccontare, tanti amici sparsi per l'Italia e nel mondo.
Non potrò mai comprare la super villa dei miei sogni, ma visti i prezzi del mercato immobiliare temo che non la comprerei nemmeno con i soldi dei miei viaggi!
La dipendenza per il denaro? Quella sì che genera infelicità. Quando invece il denaro è ben speso, quando diventa fonte di crescita interiore, quando è un modo per dare risposte all'irrefrenabile curiosità, quando ci fa conoscere realtà lontane dalla nostra, quando allarga gli orizzonti mentali ed elimina le barriere, possono esserci solo benefici.
Non sono una grande risparmiatrice, ma la vita è oggi e faccio di tutto per darle un senso.
Magari in un'altra vita avrò più dimestichezza con l'economia...

Quindi io sono felice così.
Con le mie dipendenze che generano felicità.
Con le mie dipendenze che rendono la vita più bella.
Con i miei viaggi, i miei caffè, le mie relazioni affettive.
Con le mie dipendenze che generano indipendenza.
Indipendenza mentale.