Fino a pochi anni fa non ero affatto attratta dalla capitale tedesca, forse perché la ritenevo troppo algida e dal passato (recente) poco felice. Eppure è proprio quel passato ancora così fresco ad aver fatto di Berlino la grandiosa città che è adesso, una città che non può permettersi di dimenticare gli orrori del nazismo né le false speranza del comunismo.
Guidata dagli utilissimi itinerari scovati sul web, ho scoperto la Berlino più autentica, meno turistica, lontano dalla Torre della televisione, dagli edifici moderni e dalle piazze affollate del centro. Sto parlando del lato Est della capitale, con un riferimento particolare a Rosenthaler Strasse.
Confesso di essere stata parecchio scettica quando ho visto che l'itinerario scaricato appositamente sul mio cellulare mi conduceva dinanzi a un varco buio all'interno di strutture alquanto fatiscenti, tuttavia è bastato il tempo che i miei occhi si abituassero alla scarsa illuminazione per notare i numerosi graffiti sui muri e le indicazioni dei piccoli musei che si affacciano sul cortile all'interno.


Sono rimasta davvero affascinata da questo cortile nascosto con i suoi graffiti tutt'altro che scontati. Alcune di queste opere pare siano state create quasi come segno di protesta e sicuramente celano un significato ben lontano dalla semplice trasgressione dell'imbrattare un muro.
Il cortile dà accesso a tre piccoli musei dall'ingresso gratuito e una galleria di arte contemporanea.
Com'è possibile notare dalle foto, ho un ricordo molto piacevole di questo posto anche per l'assenza di turisti, poiché nessuno (a meno che non sia istruito) si immaginerebbe mai che dietro un varco improvvisato si possa nascondere un angolo così autentico e particolare.
Immaginate che pace e che concentrazione nel visitare un museo praticamente deserto, senza bambini che strillano o maniaci di foto che si piazzano davanti all'espositore!
Partiamo dal museo di Otto Weidt, una fabbrica in cui l'omonimo proprietario nascose i suoi operai ebrei. Una storia toccante, ancor più se si immagina che circa settant'anni fa quest'uomo con i suoi dipendenti ebrei vivevano nel terrore percorrendo proprio i miei stessi passi.


Ma sicuramente il museo dove ho lasciato il mio cuore è quello di Anna Frank. Non si tratta della casa originale di Anna (che invece si trova ad Amsterdam), difatti è presente una riproduzione del celebre diario. Tuttavia, si tratta di un museo multimediale molto innovativo e rivolto soprattutto ai ragazzi. Dopo aver letto il diario e aver visto il film da piccola, è stato un colpo all'anima rivivere la storia della famiglia Frank tramite il filmato proiettato in un'apposita sala (è possibile contattare l'addetta e selezionare la propria lingua per l'audio). Molto molto toccante.





Graffiti che parlano di storia, graffiti che strillano, urlano per la pace